La tecnologia, l’intelligenza artificiale, l’innovazione e l’autosufficienza restano al centro della strategia di lungo periodo della Cina, come dimostra il framework del 15° Piano Quinquennale, che copre il periodo 2026-2030, presentato recentemente. Ce ne parla Xiaolin Chen, Head of International e Brendan Ahern, Chief Investment Officer di KraneShares.

Il piano porta avanti le priorità del ciclo precedente: accelerare la modernizzazione del sistema industriale cinese, rafforzare la produzione tecnologica avanzata ed espandere l’automazione lungo le catene di approvvigionamento. Anche i consumi rimangono un tema centrale per il governo cinese. I dettagli delle politiche, che verranno svelati nella riunione di marzo dell’Assemblea Nazionale del Popolo (NPC), delineeranno le misure specifiche e i finanziamenti destinati a sostenere famiglie e imprese.
Sul fronte domestico, la Cina ha anche intensificato la campagna “anti-involution” che mira a ridurre la dannosa pressione competitiva in alcuni settori. La politica punta a promuovere l’innovazione e a proteggere la redditività in comparti come l’energia pulita e i veicoli elettrici (EV). I primi risultati sono già visibili: i profitti del terzo trimestre di leader nell’energia solare come LONGi e Tongwei hanno registrato una forte crescita. Sebbene sia ancora presto, questi segnali incoraggianti indicano che la campagna potrebbe aiutare le aziende a uscire dalle dinamiche deflazionistiche osservate nell’ultimo anno.
Nonostante ciò, gli investitori devono mantenere un approccio selettivo nel settore tecnologico cinese. Alcuni titoli del settore dei semiconduttori, ad esempio, sono scambiati a valutazioni estremamente elevate, ed è pertanto necessaria cautela. Al contrario, la rapida espansione della capacità cinese nelle energie rinnovabili è diventata un vantaggio strategico spesso sottovalutato. Oltre il 50% dell’elettricità in Cina proviene ora da fonti rinnovabili — energia solare, eolica, idroelettrica e nucleare — e questo potrebbe avere un ruolo cruciale man mano che s’intensifica il consumo di energia legato all’IA.
Guardando avanti, la prossima fase dell’IA coinvolgerà la robotica — e in questo campo l’Asia, in particolare la Cina, si sta muovendo più rapidamente rispetto agli Stati Uniti e all’Europa. Recenti annunci relativi a robot umanoidi da parte di importanti produttori cinesi di veicoli elettrici, come Xpeng, mostrano la rapidità con cui l’ecosistema si sta evolvendo.
Gli analisti prevedono che, entro il 2030, i robot umanoidi potrebbero generare migliaia di miliardi di dollari di valore economico[1]. In particolare, quelli per uso medico e domestico stanno registrando un’espansione rapida, con applicazioni in campo sanitario che potrebbero superare i 21 miliardi di dollari entro il 2028[2].
La crescente adozione di robot umanoidi e di servizio dovrebbe inoltre alimentare una forte domanda in settori chiave come i sensori, l’hardware e le infrastrutture per l’addestramento dell’IA.
In particolare, tra le principali tendenze negli investimenti nell’embodied intelligence — che sta ridefinendo il modo in cui i robot apprendono e si adattano all’ambiente circostante — figurano l’integrazione di modelli di IA all’avanguardia nella robotica fisica, la democratizzazione di hardware per umanoidi a basso costo e l’espansione dei casi d’uso in ambito sanitario, manifatturiero e domestico.
Con diversi catalysts all’orizzonte, riteniamo che i leader tecnologici cinesi, in particolare nei settori cloud, Internet, delle energie rinnovabili e nelle catene di approvvigionamento legate all’IA, rimangano tra le opportunità più interessanti con l’avvicinarsi della fine dell’anno e del 2026.
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