E’ un po’ di tempo che non parliamo di Cina, presi come siamo tutti a guardare con curiosità le mosse di Donald Trump, che un giorno sì e l’altro anche, ruba spazio a notizie che meriterebbero la luce dei riflettori. Rimediamo oggi con questa interessante analisi degli specialisti di KraneShares.
A inizio luglio, il China’s Central Committee for Financial and Economic Affairs, presieduto dal presidente Xi, ha annunciato una serie di misure finalizzate a “promuovere il superamento ordinato delle capacità produttive obsolete”. L’eccesso di capacità produttiva cinese, in particolare nei settori automobilistico e dei pannelli solari, è uno dei nodi principali nei negoziati commerciali con gli Stati Uniti e con l’Unione Europea, in quanto la Cina ha inondato entrambi i mercati con veicoli e pannelli solari a basso costo.
Dalla sua adesione all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nel 2002, la Cina si è affermata come la fabbrica del mondo, con la conseguenza che per decenni i mercati occidentali hanno beneficiato della disponibilità di beni manifatturieri a prezzi contenuti, dai giocattoli agli strumenti industriali. Tale dinamica ha generato una riduzione generalizzata dei prezzi nei mercati occidentali.
Inizialmente, i consumatori occidentali hanno accolto con favore l’opportunità di acquistare prodotti manifatturieri a costi inferiori, ma con il progressivo spostamento delle esportazioni cinesi verso segmenti a maggiore valore aggiunto, quali veicoli e pannelli solari, si è registrata una crescente minaccia per le industrie locali, in particolare per il settore automobilistico. Questo fattore ha contribuito in maniera significativa alla diffusione di politiche protezionistiche in Occidente, a partire dal primo mandato presidenziale di Donald Trump nel 2016.
In risposta a tale orientamento protezionistico, la Cina ha avviato una riduzione sistematica dell’eccesso di capacità produttiva, cosa che potrebbe segnare la fine dell’impatto deflazionistico sui mercati occidentali.
Oltre a dover fronteggiare il protezionismo a livello internazionale, la Cina deve anche combattere la deflazione interna. L’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) del Paese è in costante calo dal 2019, a causa di un’eccessiva capacità produttiva, dell’invecchiamento accelerato della popolazione e del processo di deleveraging nel real estate.
L’aumento dell’inflazione potrebbe stimolare i consumatori ad aumentare la spesa corrente, nella prospettiva di un progressivo deprezzamento del valore del denaro. Al contempo, si potrebbe assistere a una maggiore domanda di investimenti azionari. Il mercato dei Titoli di Stato cinesi è in continua espansione dal 2021, favorito dalla riduzione dei tassi di interesse. Un aumento dell’inflazione potrebbe indurre la Banca Popolare Cinese ad alzare i tassi, generando un conseguente calo dei prezzi dei Titoli di Stato. Tale instabilità nel mercato obbligazionario potrebbe determinare un progressivo spostamento degli investitori verso i mercati azionari.
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