Come noto, a seguito delle dimissioni da leader del Partito Liberal Democratico e da primo ministro del Giappone di Shigeru Ishiba, Sanae Takaichi ha preso il suo posto, diventando il primo premier donna del Paese del Sol Levante. Quali sono le opportunità e i rischi che la leader dell’LDP si troverà ad affrontare come nuova premier giapponese? Ce lo spiega l’analisi di Pauline Albinet, Product Specialist Stocks & Convertibles di Ofi Invest AM.

Pauline Albinet, Product Specialist Stocks & Convertibles di Ofi Invest AM

Takaichi era già da tempo un volto noto tra i conservatori, soprattutto per essere stata una delle più strette alleate dell’ex capo del governo Shinzo Abe, scomparso nel 2022 a seguito di un attentato ai suoi danni. Con Abe condivideva soprattutto una visione economica, basata su forti relazioni diplomatiche, su maxi stimoli, ma anche su un certo rigore per quanto riguarda i conti pubblici; tutti aspetti che hanno portato i mercati a reagire positivamente alla sua nomina. Infatti, non solo nelle ultime ore, ma appena il suo nome è iniziato a circolare, poco meno di due settimane fa, si è registrato un balzo del 4,8% dell’indice Nikkei (che per la prima volta ha superato i 47.900 punti) e una crescita del 3,2% del Topix. Si è registrato poi un deprezzamento dello yen (-2%) e un aumento dei rendimenti dei bond a 30 anni al 3,29%, segno che i mercati, nello stesso arco temporale, hanno iniziato a scontare un aumento del debito pubblico.

Quest’ultimo punto si ricollega proprio con una delle principali priorità dell’agenda Takaichi, ora che occuperà ufficialmente la poltrona di primo ministro. Infatti, è essenziale che il suo governo approvi a stretto giro un aumento del budget al fine di combattere l’inflazione e di supportare l’agricoltura, le imprese più piccole e le famiglie più povere. A questo devono poi affiancarsi investimenti importanti in settori chiave quali l’energia, le infrastrutture e anche il cibo; nonché il rafforzamento della difesa e dei rapporti con gli Stati Uniti.

Alla luce di ciò, a beneficiare di questo passaggio di testimone sembra essere soprattutto l’azionario interno – esclusi quei segmenti che tendono a essere danneggiati da uno yen debole – e le imprese fortemente esportatrici, che invece traggono vantaggio dal deprezzamento della moneta locale, che al momento in cui si scrive è arrivata a 176.25 JPY/EUR e a 150 JPY/USD.

Tuttavia, sussistono anche dei rischi, legati soprattutto agli stimoli fiscali e alla politica monetaria accomodante che, se dovessero proseguire, possono causare un aumento degli interessi a lunga scadenza e quindi crescenti e persistenti rischi inflazionistici. Per questo i mercati, subito dopo questa euforia immediatamente successiva alla nomina, è molto probabile che si spaccheranno su due scenari possibili. Il primo è il ritorno dell’Abenomics e quindi di una combinazione di stimoli, politiche monetarie pro crescita e riforme strutturali in grado di generare crescita di lungo termine e di portare il Nikkei oltre i 48mila punti.

Tuttavia, se questo mix dovesse essere anche solo un minimo sbilanciato, si potrebbe verificare il secondo scenario, ovvero quello di una crescente tensione monetario-fiscale, che potrebbe trasformare la Takaichi dal nuovo Shinzo Abe alla nuova Liz Truss. Infatti, se si dovesse verificare la seconda ipotesi, potremmo assistere all’affermarsi di un quadro simile a quello visto nel Regno Unito proprio con la Truss, in cui la politica molto favorevole del governo si scontrò con l’indipendenza della Bank of England creando una forte instabilità. Ciò farebbe sorgere molte domande sulla credibilità creditizia del Giappone e sulla sua capacità di spesa futura.


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