Introduzione

L’Area Studi Mediobanca analizza e approfondisce da lungo tempo le dinamiche del cosiddetto “IV Capitalismo” che raggruppa le medie imprese (forza lavoro compresa tra 50 e 499 dipendenti ed un volume di vendite del 2023 tra 19 e 415 milioni di euro) e la prima fascia delle grandi imprese (più di 499 dipendenti ed un fatturato fino ai 3 miliardi di euro). Si tratta di aziende manifatturiere a controllo prevalentemente familiare italiano che vengono regolarmente censite nell’opera “Le principali società italiane”, nelle rilevazioni aggregate della pubblicazione sui “Dati cumulativi di società italiane” e nell’indagine annuale sulle “Medie imprese industriali italiane” condotta con Unioncamere e il Centro Studi Tagliacarne.

Per arricchire ulteriormente la documentazione sul IV Capitalismo italiano, l’Area Studi Mediobanca ha avviato dal 2022 l’elaborazione di informazioni di tipo congiunturale, previsionale e strutturale, raccolte attraverso un’indagine somministrata tra la metà di marzo e la fine di aprile di ogni anno.

In questa edizione, la survey è stata somministrata a oltre 4.300 aziende che coprono il 28% delle vendite e il 21% della forza lavoro dell’intera manifattura italiana. Hanno risposto 642 imprese rappresentative del 21% del fatturato totale realizzato dal IV Capitalismo Italiano.

La presentazione dei risultati, così come tutte le pubblicazioni citate poco sopra, sono
disponibili gratuitamente per il download sul sito di Mediobanca a questo link. In sintesi i risultati dell’indagine sono rappresentati in tabella.

Le imprese del IV Capitalismo puntano alla crescita nel 2025, ma restano “caute”

Il 58% delle aziende prevede un aumento del fatturato totale nel 2025 (56% delle esportazioni e 55% delle vendite domestiche). La crescita stimata del giro d’affari dovrebbe aggirarsi intorno al 3% con le esportazioni al +4% e il mercato interno al +2%.

Tuttavia, le previsioni sono condizionate dalle sfide di uno scenario internazionale e locale in continua evoluzione. Una delle principali preoccupazioni è rappresentata dall’inasprimento della concorrenza di prezzo dichiarata dal 67,8% delle imprese. La competizione sulla qualità è invece meno avvertita e preoccupa il 14,3% degli operatori. Il contesto geopolitico instabile è fonte di apprensione per il 53,4% delle aziende. Inoltre, il 49,3% teme i rincari energetici e il 36% le ripercussioni derivanti dall’agenda protezionistica soprattutto della nuova amministrazione americana.

Per fronteggiare queste criticità, il 68,2% delle imprese del IV Capitalismo ritiene opportuno espandere il proprio business in nuovi mercati, mentre il 56,1% ha in agenda un incremento degli investimenti in tecnologia e il 54,1% è impegnato nello sviluppo di nuovi prodotti e/o servizi.

Il rafforzamento patrimoniale mediante apertura del capitale a terzi industriali o finanziari rappresenta un’opzione di crescita ritenuta poco praticabile (3,6% in entrambi i casi). Per il 77% delle imprese l’autofinanziamento rimane la principale fonte di reperimento di risorse. In ogni caso, per quasi il 70% di esse l’accesso al credito, bancario e non, non rappresenta un problema.

8 imprese su 10 hanno intrapreso il percorso ESG

L’82,5% delle aziende ha avviato un’attività di sensibilizzazione sulle tematiche ESG, con un focus particolare sulle questioni green. L’implementazione di una strategia ambientale risulta tuttavia ancora complessa per 1 impresa su 3 a causa delle difficoltà burocratiche ad essa connesse.

Le imprese del IV Capitalismo risultano virtuose nella gestione responsabile dei rifiuti pericolosi, diminuiti del 9% tra il 2023 e il 2024, e nell’impiego di materiali riciclati e di materie prime seconde nel ciclo produttivo (+8% circa nello stesso periodo), mentre, nonostante l’impegno dichiarato dal 68,7% delle imprese nella riduzione di fonti fossili e nel ricorso a fonti rinnovabili, per l’80% di esse l’utilizzo di energia alternativa non supera il 20%. I progetti ESG sono prevalentemente autofinanziati (91,4% delle aziende); il 20% ha ottenuto linee di credito a condizioni agevolate per progetti sostenibili, mentre il 17,5% ha utilizzato fondi statali o regionali.

Quanto alle politiche DE&I (Diversity, Equity, Inclusion) si segnala che la presenza femminile si attesta al 29% della forza lavoro. I Consigli di Amministrazione sono mediamente composti da 4 membri (di cui il 20% è rappresentato da donne). Scarsa anche la presenza di risorse under 30 (17% del totale degli occupati).

Il 33,3% delle imprese ha affidato la responsabilità delle tematiche ESG a un manager con funzioni non specifiche, mentre il 20,6% ha già provveduto a nominare/assumere una figura specializzata.

Per il 58,1% delle imprese l’obiettivo Net-Zero al 2050 è ancora un’incognita

Anche le imprese del IV Capitalismo sono chiamate a raggiungere la neutralità carbonica per contrastare il cambiamento climatico entro il 2050. Attualmente, il 52,5% delle imprese è già impegnato nella definizione dei propri obiettivi di riduzione delle emissioni: il 39,4% è in itinere, l’11,1% vi ha già provveduto solo internamente e il 2% ha anche ottenuto la validazione da terzi. Tuttavia, il 30,9% delle aziende non è ancora in grado di quantificare tali obiettivi e il 16,6% non ritiene al momento necessario impegnarsi in questa attività.

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