Oggi ospitiamo sul sito un’interessantissima analisi sul mercato dei metalli preziosi a cura di Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di Union Bancaire Privée. Un modo per rispondere alla domanda dei lettori del perché l’oro non “decolla” come bene rifugio vista la drammatica situazione economica e finanziaria che stiamo vivendo.

Analisi dell’Oro

L’ipotesi di una politica monetaria ancora restrittiva negli Stati Uniti si è già riflessa nei rendimenti dei TIPS a 10 anni, importanti anche per il mercato dell’oro, che hanno raggiunto livelli intorno allo 0,70% – un massimo dell’attuale ciclo. Riteniamo che i mercati abbiano valutato adeguatamente il ciclo di inasprimento della Fed, il che significa che non dovrebbe esserci un ulteriore rialzo dei rendimenti dei TIPS rispetto ai livelli attuali, e questo significa che l’oro probabilmente non ha un grande potenziale di ribasso al di sotto dei livelli di circa 1.600 dollari l’oncia.

Per quanto riguarda il mese di settembre, riteniamo che il posizionamento possa giocare un ruolo importante nel determinare l’azione dei prezzi a breve termine, come sempre. Il motivo è che la prospettiva di ulteriori ribassi dei mercati azionari potrebbe trascinare l’oro verso livelli di circa 1.650 dollari l’oncia, in quanto gli investitori riducono le posizioni in oro per bilanciare i ribassi delle loro posizioni azionarie. Questo è ora un rischio esplicito, e gli investitori dovrebbero rivedere gli stop sulle posizioni lunghe o essere pronti ad aumentare le posizioni in caso di calo al di sotto dei 1.650 dollari l’oncia.

Gli investitori non dovrebbero farsi prendere dallo sconforto per quanto riguarda l’ipotesi di un ribasso nel breve termine. La stretta anticipata delle banche centrali delle economie avanzate sarà in gran parte completata entro ottobre/novembre, il che significa che nel 2023 un’eventuale pausa nel ciclo di rialzi della Fed e una modesta debolezza del dollaro Usa dovrebbero, a parità di condizioni, trascinare l’oro verso la nostra previsione di 1.800 dollari l’oncia. Il tempo che ci separa da allora è molto lungo e quindi la gestione del rischio è fondamentale.

Analisi dell’Argento

In agosto l’argento è sceso per la prima volta quest’anno al di sotto dei 18 dollari l’oncia e ha toccato nuovi minimi a circa 17,50 dollari. Il calo ha rispecchiato il più ampio movimento di ribasso dell’oro.

Gli investitori non dovrebbero commettere l’errore di costruire posizioni rialziste ai livelli attuali. Il rischio di ulteriori ribassi nel breve periodo è infatti notevole. Le ragioni sono molteplici. In primo luogo, la prospettiva di una carenza di energia si è accentuata con la chiusura del gasdotto Nord Stream 1 e la produzione industriale potrebbe risentirne in modo sostanziale, riducendo così la domanda di argento per la produzione di componenti da destinare al settore automobilistico. In secondo luogo, il continuo declino dei PMI manifatturieri globali pone ulteriori rischi per l’argento e il rallentamento della dinamica di crescita cinese costituisce una preoccupazione in tal senso. Nessuno dei due problemi sarà risolto nel corso del prossimo mese.

La posizione corta degli investitori sull’argento non è particolarmente ampia, il che significa che il potenziale di short squeeze è relativamente limitato. Di conseguenza, riteniamo che il calo dell’oro dovrebbe portare l’argento a scambiare a livelli più bassi, con la possibilità di una rottura verso livelli di circa 16 dollari per oncia.

Analisi del Platino

Ad agosto, i prezzi del platino hanno seguito l’andamento generale dell’oro e dell’argento, salendo nella prima parte del mese e scendendo poi verso la fine dello stesso. In settembre, le prospettive sono orientate al ribasso. Il prezzo del platino si trova attualmente su un supporto chiave a circa 840 dollari l’oncia. Una rottura al di sotto di questo livello potrebbe spingere i mercati a ritestare i minimi a circa 780 dollari. Dal punto di vista dei fondamentali, aumentano le preoccupazioni sulla domanda di platino, per la prospettiva di una chiusura delle industrie a causa della scarsità di energia, che potrebbe ridurre la domanda di platino nell’industria automobilistica. A seconda della gravità delle interruzioni, questo potrebbe facilmente portare a un ulteriore calo dei prezzi.

Analisi del Palladio

Nel mese di agosto il palladio è stato scambiato in un range molto ristretto, il che rappresenta un notevole sviluppo se si considera l’andamento da febbraio. I livelli di volatilità implicita si sono mantenuti su livelli elevati, ma la liquidità in questo spazio è davvero scarsa. Il palladio non è sceso in agosto come gli altri principali metalli preziosi, forse perché le principali case automobilistiche hanno dirottato la produzione verso i sostituti a base di platino. Probabilmente questo processo continuerà, e le stime di consenso indicano che gli effetti di sostituzione dovrebbero rappresentare circa 500.000 once nei prossimi anni. Questo è il motivo principale per cui abbiamo una visione ribassista sui prezzi dei prossimi anni: il passaggio ai veicoli elettrici continuerà a ridurre la domanda di convertitori catalitici a base di palladio.

In vista di settembre, riteniamo che le prospettive siano di ulteriori modesti ribassi, in linea con le prospettive generali dei metalli preziosi.

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