Gli investitori (e i loro consulenti finanziari) sono sempre più attenti al fattore ESG (acronimo che indica il rispetto degli aspetti ambientali, sociali, come le condizioni di lavoro e i diritti umani, e di Governance come le pratiche anticorruzione e i diritti degli azionisti) quando si tratta di scegliere aziende quotate in Borsa da inserire in portafogli a lungo termine, ovvero quelli che consideriamo investimenti secolari.

Come spieghiamo anche nel nostro ultimo libro “Investire nei megatrend del futuro“, il concetto degli investimenti ESG non è nato oggi. Le aziende che avevano adottato i criteri ESG già nel 1970 risultavano meglio gestite, più sostenibili e più orientate al futuro raggiungendo performance migliori dei concorrenti. Inoltre, gli investimenti ESG hanno in genere un rapporto rischio/rendimento migliore rispetto agli equivalenti non-ESG e diventano un fattore di qualità nella composizione di un portafoglio di medio o lungo termine.

Fatta questa premessa, gli investitori che hanno a cuore i temi ESG possono fare sentire la propria voce durante le assemblee degli azionisti, che spesso diventano “terreno di battaglia” tra chi è attento a questi temi e il management aziendale, soprattutto quando si parla della E di Environment. Di questo ci illustra l’interessante analisi a cura di Sophie Deleuze, Lead ESG Analyst – Engagement & Voting di Candriam che ospitiamo oggi sul nostro sito.

Sophie Deleuze, Lead ESG Analyst – Engagement & Voting di Candriam

Sebbene la stagione 2023 del voto per delega nelle Assemblee degli Azionisti si sia svolta in gran parte come previsto, abbiamo assistito ad alcune sorprese.

Dedicare un’intera sezione della relazione di voto alle votazioni sul clima è diventata la nuova normalità, soprattutto per quanto riguarda le risoluzioni sul clima sponsorizzate dal management (note anche come Say-on-Climate, o SOC).

Negli ultimi anni era anche diventata un’abitudine osservare che la dinamica delle SOC era in aumento.

Tuttavia, il 2023 ha mostrato un’inversione di questa tendenza. A metà anno, nel 2020, avevamo votato una sola risoluzione SOC (Aena). A metà dell’anno 2021, il numero di SOC era 15. L’anno scorso, nel 2022, a metà anno avevamo votato su 29 SOC. Fino ad ora nel 2023, a parità di numero di assemblee, Candriam ha incontrato solo 16 proposte di SOC.

Inoltre, è sorprendente che la maggior parte delle società che hanno sottoposto all’approvazione degli azionisti i loro piani strategici di transizione climatica nel 2022 non chiedano quest’anno l’approvazione della loro relazione sui progressi compiuti.

La comunità degli investitori responsabili chiede infatti un voto annuale sui progressi compiuti e un voto sulla strategia climatica complessiva ogni tre anni.

Se da un lato vediamo un calo del numero di proposte di SOC sponsorizzate dal management, dall’altro si nota anche un’inversione della quota relativa delle proposte relative ai progressi rispetto a quelle relative al piano strategico. Mentre l’anno scorso i rapporti sui progressi rappresentavano solo il 23% delle questioni SOC votate, nel 2023 (fino ad ora) le votazioni sui progressi rappresentano il 44% delle decisioni di voto di SOC incontrate da Candriam.

È interessante notare che esiste una netta differenza tra il tasso di approvazione dei piani proposti e l’approvazione – o la mancanza di approvazione – dei rapporti di follow-up.

La Francia è in prima linea del trend delle risoluzioni SOC. Il Paese ha rappresentato il 50% delle opportunità di voto di Candriam su risoluzioni SOC (9 su 23 SOC a livello globale, rendendo la Francia il primo mercato per numero di SOC nel 2023). La quantità è supportata, nella nostra analisi, dalla qualità delle risoluzioni delle aziende francesi. Quest’anno la Francia ha ricevuto un 57% (4 su 7) dei voti a sostegno di Say-on-Climate.

Nel complesso, Candriam ha sostenuto il 44% delle proposte di SOC sponsorizzate dal management finora nel 2023, rispetto al solo 17% di voti positivi dello scorso anno in questo periodo. Il sostegno medio del settore è finora dell’89,2%, rispetto all’86,9% del 2022.

Tuttavia, i settori ad alto impatto per i quali il clima è rilevante non hanno richiesto agli azionisti l’approvazione di piani climatici quest’anno. Il settore energetico, con sei SOC proposti nel 2022, quest’anno ha proposto solo due SOC, uno dei quali era un rapporto sui progressi (TotalEnergies SE, per il quale Candriam ha votato contro). L’altro era un piano strategico sul clima di Shell Plc (Candriam ha votato contro anche in questo caso).

Anche il settore delle utilities è stato meno attivo, con sei SOC l’anno scorso, ma solo tre quest’anno. Le società finanziarie hanno proposto otto SOC l’anno scorso, ma solo quattro quest’anno, di cui due erano risoluzioni per l’approvazione del report di quest’anno, dopo aver sottoposto al voto degli azionisti i loro piani di transizione energetica nel 2022.

Foto di copertina di Markus Spiske: https://www.pexels.com/it-it/foto/terra-blu-banner-segno-3039036/


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