Oggi ospitiamo il già conosciuto e apprezzato dai nostri Peter Kinsella, Global Head of Forex Strategy di UBP che ci parla della situazione delle principali materie prime preziose, asset molto importante per capire la reale situazione dell’economia globale.

Peter Kinsella – Fonte: UBP

Oro

A giugno l’oro è passato da un massimo di circa 1.985 dollari a un minimo di poco inferiore a 1.900 dollari per oncia. Le cause di questo modesto calo sono molteplici. In primo luogo, l’estensione del tetto del debito statunitense ha ridotto la percezione di avversione al rischio, anche se riteniamo che il mercato spot lo avesse già scontato. In secondo luogo, i forti rialzi dei mercati azionari hanno ridotto la necessità di detenere beni rifugio. I flussi degli investitori sembrano confermare quest’ultimo sviluppo: gli ETF sull’oro hanno registrato deflussi nel corso del mese, il che è coerente con un complessivo miglioramento del profilo di propensione al rischio.

Infine, diverse banche centrali si sono mosse per inasprire ulteriormente la politica, il che ha comportato un inasprimento dei rendimenti sia a breve che a lungo termine.

Nel nostro outlook di giugno avevamo sottolineato che i rischi di ribasso a breve termine erano prevalenti, e in effetti ciò si è verificato. Nell’attuale contesto di rialzo dei rendimenti su tutta la curva e di impennata del sentiment azionario, l’oro farà chiaramente fatica a sovraperformare. Questa situazione si protrarrà anche nel mese di luglio, perché la Fed è destinata a dare indicazioni da falco verso la fine del mese, per cui l’oro faticherà a salire nello stesso periodo.

C’è anche la possibilità che la Fed dichiari che sono possibili rialzi dei tassi in più riunioni consecutive, e questo a nostro avviso porterebbe a un ulteriore ribasso, forse fino a livelli di circa 1.850 dollari per oncia. A nostro avviso, è più difficile che si manifesti un ulteriore ribasso al di sotto di questi livelli, perché non riteniamo che i rendimenti dei TIPS (Treasury indicizzati) decennali abbiano ancora molto da guadagnare rispetto ai livelli attuali. Questo dovrebbe limitare il ribasso al di sotto dei 1.850 dollari per oncia, e riteniamo che qualsiasi movimento verso livelli di circa 1.800 dollari per oncia rappresenti una chiara opportunità di acquisto.

Argento

A giugno, l’argento è passato da un massimo di circa 24 dollari a un minimo di circa 22 dollari per oncia. La flessione è avvenuta di pari passo con quella dell’oro, dimostrando ancora una volta che l’elevato beta dell’argento rispetto all’oro rimane intatto. Dal punto di vista del posizionamento, gli investitori hanno ridotto la loro esposizione netta ai futures, riflettendo probabilmente i livelli più elevati di volatilità e i cali più ampi della maggior parte degli altri metalli preziosi.

I dati macroeconomici a breve termine hanno continuato a pesare sul sentiment verso i metalli semipreziosi e industriali. In primo luogo, abbiamo assistito a una continua contrazione dei dati PMI del settore manifatturiero e a una produzione industriale in Cina davvero sottotono. Questo ha chiaramente pesato sulle stime della domanda finale, che a sua volta ha portato a un modesto calo dei prezzi spot. In vista del mese di luglio, riteniamo che vi siano rischi di ribasso, che riflettono principalmente le stesse problematiche dell’oro: l’aumento dei tassi di riferimento e la retorica da falco delle banche centrali.

Nel lungo termine, manteniamo una posizione relativamente costruttiva sull’argento, dato il suo elevato beta rispetto all’oro, gli alti livelli di inflazione tendenziale e il trend secolare legato alla domanda del settore fotovoltaico. Gli ultimi sviluppi nel settore fotovoltaico mostrano che l’argento sarà sempre più utilizzato nelle celle solari di ultima generazione.

Platino

Nel mese di giugno, il platino è sceso da un massimo di circa 1.050 dollari a un minimo di poco inferiore a 900 dollari l’oncia. Il calo ha rispecchiato quello degli altri metalli preziosi e industriali. Come per l’oro e l’argento, la prospettiva di continui aumenti dei tassi di interesse, oltre a quelli già previsti, ha pesato sui prezzi. Inoltre, gli scarsi dati sulla domanda industriale provenienti dalla Cina hanno messo sotto pressione i prezzi, provocando una flessione ai livelli più bassi dal novembre 2022.

La prospettiva di un consumatore cinese cauto implica che la domanda di catalizzatori per autoveicoli sarà contenuta, e questo a sua volta impedirà un netto rialzo del platino nel breve termine.

Data la sua natura altamente ciclica, il platino ha storicamente mostrato ampie oscillazioni nel posizionamento netto in un breve lasso di tempo, e ciò implica che se il trend della retorica aggressiva delle banche centrali e del deterioramento della produzione industriale dovesse continuare, vi sono chiari rischi di un’ulteriore riduzione delle posizioni.

In termini di livelli potenziali, riteniamo possibile un calo a breve termine fino a livelli di circa 870 dollari, ma è probabile che questo si manifesti solo dopo la riunione della Fed verso la fine del mese.

Foto di copertina di Michael Steinberg per Pexels.com

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