Gentili lettrici e cari lettori, continuiamo la serie delle pillole agostane tratte dai nostri libri. Oggi vi propongo un passo del mio libro “Robot. La Nuova Era – Vivere, lavorare, investire nella società robotica del futuro” tutto dedicato a esplorare le applicazioni della robotica e della AI e a come investirci.

L’inserimento dei robot in ambito lavorativo

L’inserimento dei robot in ambito lavorativo da qui al 2030 porterà a una ridefinizione del mercato del lavoro. Gran parte delle attività che non sono ancora state automatizzate sono attività labour-intensive che richiedono all’operatore una serie di abilità quali vedere, sentire, saper comprendere i desideri del cliente e sapersi esprimere.

Un esempio sono i camerieri dei ristoranti, i receptionist degli hotel, le badanti, i postini e i fattorini, oltre agli operai della catena di montaggio dove i pezzi da assemblare siano diversi di giorno in giorno e richiedano rapidità di adattamento e flessibilità.

La nuova generazione di robot collaborativi e di robot di servizio ha le caratteristiche di flessibilità (dexterity), sicurezza e capacità di relazione che gli permetteranno nei prossimi anni di affiancare l’uomo in questi lavori per poi gradualmente sostituirlo aumentando l’efficienza del processo e riducendo drasticamente i costi di produzione.

Questo processo di cambiamento che sta avvenendo in tanti settori economici segue di qualche decennio quello che è già successo nelle grandi aziende automobilistiche.

Un grido di allarme per la sostenibilità del lavoro umano

Già nel 2013 qualcuno lanciava però l’allarme. Secondo l’articolo Uomini e Robot, l’impatto sul lavoro pubblicato dal sito Automazione News, in assenza di interventi di riequilibrio il crescente utilizzo dei robot potrà portare a un impatto devastante nel mondo del lavoro, sebbene è improbabile che si riproporrà in epoca moderna il fenomeno del luddismo sviluppatosi in Inghilterra nel Diciannovesimo secolo contro l’introduzione dei telai meccanici.

È ormai chiaro a tutti gli studiosi che la sostituzione dell’uomo con i robot non è una possibilità remota ma è diventata certezza grazie (o a causa) del progresso tecnologico.

Ci si domanda quale sarà il destino dei 3,5 milioni di addetti dei fast food quando nei prossimi vent’anni saranno gradualmente sostituiti da robot supervisionati da una manciata di shop manager. E cosa accadrà in America al milione di addetti alle consegne che saranno sostituiti da veicoli autonomi montati da robot fattorini?

Se questo sembra fantascienza date un’occhiata al sito di Pizza Pazzi, azienda francese che ha inventato la pizzeria robotica. Oppure guardatevi il video qui sotto o su Youtube.

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Fonte: Pazzi Pizza

La ricerca citata da Automazione News ha pronosticato che su 114 milioni di lavoratori assunti da 7 milioni di aziende americane, ben 50 milioni saranno sostituiti con robot entro il 2030.

La parola agli economisti

L’economista del MIT David Autor già nel 2003 scriveva che «la crescente automazione sta polarizzando il lavoro con aumenti nelle occupazioni più altamente retribuite e nelle occupazione meno retribuite, mentre le occupazioni nel mezzo della scala stanno declinando fortemente», ma lo stesso Autor si aspettava che (citiamo in lingua originale) «a significant stratum of middle skill, non-college jobs combining specific vocational skills with foundational middle skills – literacy, numeracy, adaptability, problem-solving and common sense – will persist in coming decades».

In sostanza, il lavoro di Autor faceva una distinzione tra attività cognitive e attività manuali e tra attività di routine e attività non di routine e concludeva che la tecnologia informatica poteva sostituire solo le attività che combinavano proprietà cognitive e routinarie mentre altre attività come le diagnosi mediche, la guida di auto, la scrittura di atti legali o attività che si basano sulla persuasione e sulla capacità di vendita non erano facilmente attaccabili dalla tecnologia.

Secondo molti economisti tra cui David Autor è difficile identificare solo nell’automazione la decrescita del lavoro poiché dal Duemila a oggi si sono avvicendati fattori esogeni quali la globalizzazione e la crisi economica che hanno contribuito alla perdita di posti di lavoro nelle economie occidentali.

Pur dando credito a questa ipotesi, altre ricerche proiettate al 2020 rimarcano il rischio che robotica e tecnologia facciano concorrenza ai lavoratori umani.

La fine del lavoro come lo conosciamo

Guardando ai dati pubblicati dalla ricerca dello U.S. Bureau of Labor Statistics sulla creazione di nuovi posti di lavoro dal 2012 al 2022, si nota che su 30 occupazioni che avranno la maggiore crescita nei prossimi dieci anni negli USA cinque sono nel settore della salute alla persona e nella sanità: infermieri, badanti, servizi agli anziani.

Addirittura due terzi delle attività a maggiore crescita richiede appena un diploma di scuola media superiore o un titolo di studio inferiore, ma anche questi lavori sono destinati ad essere cannibalizzati dalla robotica di servizio destinata al settore ospedaliero e all’assistenza alla persona.

Professioni 2012-2022 – Fonte U.S. Bureau of Labor Statistics

Quali lavori sono a rischio di robotizzazione?

Una ricerca sviluppati di Frey e Osborne riporta una serie di modelli matematici che calcolano le probabilità di automazione di ciascuna attività riconosciuta dal Bureau of Labor Statistics americano arrivando a ipotizzare che il 47% di questi lavori ha un’alta probabilità di essere eseguito da macchine grazie all’avanzata di robotica e tecnologie informatiche.

Prendendo le dieci attività a più alta crescita della figura precedente, pari a 3.850.000 posti di lavoro nel prossimo decennio, queste hanno una probabilità di essere automatizzate completamente tra il 96% del lavoro segretariale d’ufficio e lo 0,9% del lavoro infermieristico ospedaliero.

Dal punto di vista degli imprenditori la robotica apporta sicuramente grandi benefici ed è provato da analisi economiche che grazie all’affiancamento e alla sostituzione del lavoro umano con soluzioni tecnologiche avanzate oltre ad abbattere i costi di produzione si ottiene un guadagno in termini di produttività, maggiore efficienza, miglioramento della qualità del prodotto e riduzione dei rischi sul lavoro.

Come difendere i lavoratori a rischio

Resta il dilemma di come può difendersi il lavoratore medio dall’avanzata della robotica (e della tecnologia più in generale). Secondo gli economisti citati non è possibile opporsi a questo processo che è ormai irreversibile, ma il trucco per vincere la gara non è competere contro le macchine ma insieme alle macchine lasciando gli aspetti creativi di ogni attività lavorativa ai dipendenti e delegando alla tecnologia i compiti routinari e le elaborazioni complesse.

I lavoratori dovranno investire nella riqualificazione professionale con corsi nelle materie STEM. Chi non riuscirà a stare al passo con l’evoluzione tecnologica dovrà orientarsi verso lavori altamente creativi o che richiedono spiccate doti di comunicazione interpersonale che difficilmente saranno cannibalizzati dalla tecnologia.

Ciò che i lavoratori sperimenteranno nei prossimi anni è già stato vissuto un secolo fa dagli operai inglesi, portando lo psicologo britannico Havelock Ellis a scrivere nel 1922 che «il compito più grande cui attualmente la civiltà si trova di fronte è di far diventare le macchine quello che avrebbero sempre dovuto essere, degli schiavi, invece che i padroni degli esseri umani».

Il nostro libro

La pillola che avete letto è tratta dal mio libro “Robot. La Nuova Era – Vivere, lavorare, investire nella società robotica del futuro” tutto dedicato a esplorare le applicazioni della robotica e della AI e a come investirci. Potete leggere un ampio estratto del libro grazie ad Amazon.

Crediti: Foto di copertina di cottonbro da Pexels

Andrea Forni

Di Andrea Forni

Founder di Investirobot.com e co-founder di questo sito. Esperto di scenari d'investimento tecnologici, ambientali e demografici. Iscritto OCF | IFTA CFTe | Trader professionista