Il 78% delle aziende investe meno del 5% del proprio fatturato in progetti di digitalizzazione: sono i numeri della digitalizzazione all’italiana e fotografano la situazione delle PMI. Una tematica che rientra nei megatrend tecnologici.

Quali i principali motivi? L’assenza di una chiara visione sul digitale (35%), le resistenze al cambiamento da parte del personale interno (35%) e costi di attivazione troppo elevati (35%). I numeri sono quelli del nuovo sondaggio condotto dall’Osservatorio Digital B2B della School of Management del Politecnico di Milano per conto di SAP Concur e Altea People, dal titolo La Digitalizzazione in ambito B2b e le integrazioni ad applicativi di gestione delle note spese. La ricerca è stata svolta erogando un sondaggio a circa 4.000 imprese italiane di medio-grandi dimensioni tra aprile e maggio 2021

Digitalizzazione e PMI

Ma qual è la situazione della digitalizzazione all’italiana e la situazione delle PMI? Il tema della digitalizzazione resta di estrema importanza, oltre che di attualità. È stata indicata dal 44% delle aziende come una delle priorità di investimento delle aziende nei prossimi due anni, preceduta solo dall’esigenza di sviluppare nuovi prodotti e servizi (indicata dal 54% delle imprese) e seguita dallo sviluppo di nuovi mercati (26%), dal rafforzamento della forza vendita (20%), dall’internazionalizzazione dell’azienda (17%) e dalla sostituzione di macchinari obsoleti per rendere più efficiente il processo produttivo (13%).

Complice l’alto numero di PMI, nella maggior parte delle aziende italiane la spinta alla digitalizzazione deriva dall’iniziativa da figure Top Management (per il 37% delle imprese), come Presidenti o CEO, che detengono il potere decisionale, e solo per il 16% deriva da responsabili di digitalizzazione all’interno dell’azienda. Nelle aziende più grandi, questa responsabilità è distribuita tra i vari C-level (per il 22% delle imprese) e nel 19% dei casi questo incarico è svolto dal CIO.

“È chiaro che la digitalizzazione abbia rappresentato una risposta alla pandemia” commenta Andrea Ruscica, Presidente e Strategy Lead di Altea Federation. “Abbiamo dovuto agire in velocità per predisporre al meglio le nostre organizzazioni, ma oggi dobbiamo sviluppare una cultura basata sulla digitalizzazione intesa come processo proattivo e non solo reattivo ad una situazione di incertezza, come la crisi sanitaria. Per farlo è importante avvalersi di partner che mettono a disposizione un’ampia offerta tecnologica, per anticipare i tempi e le richieste degli utenti”.

Entrando nello specifico delle esigenze di digitalizzazione, le aziende puntano nel 50% dei casi alla trasformazione dei processi interni, di vendita (45%), di collaborazione (43%), di acquisto (nel 32% dei casi) e nella gestione delle transazioni (30%).

Le leve della digitalizzazione

Ma quali sono le leve che portano all’implementazione dei progetti di digitalizzazione? Per il 39% delle imprese il motivo è quello di voler risolvere un problema fortemente percepito e per il 37% è il desiderio di mantenere la propria competitività sul mercato. La situazione di emergenza dovuta da Covid-19 ha sicuramente influito su queste due leve.

Infine, la terza leva più importante per la trasformazione tecnologica risulta essere la spinta normativa (indicata dal 36% delle aziende): in questo particolare momento storico pagamenti digitali, sanità, sostenibilità e mobilità sono tematiche molto sentite a livello legislativo e possono rappresentare un motore di cambiamento per le imprese.

Gestire il lavoro da remoto nelle PMI

Tra i problemi più fortemente percepiti in questo periodo si potrebbero per esempio menzionare il bisogno per i dipendenti di dotarsi di strumenti efficaci ed efficienti per il lavoro da remoto, mentre la diffusione dell’e-commerce è un’evidente dimostrazione della volontà delle aziende di continuare ad offrire i loro prodotti e di evitare di essere tagliati fuori dal mercato.

Infine, un altro dato che emerge dalla ricerca è la poca conoscenza della nota spesa e dei costi sostenuti: il 42% delle imprese non sa indicare il numero di note spese annuali e relative spese sostenute dai dipendenti, mentre oltre 6 intervistati su 10 (63%) non conoscono il costo medio della gestione dei viaggi d’affari della propria azienda.

Per oltre il 50% delle imprese, inoltre, la gestione del processo di inserimento delle note spese non è totalmente digitale, ma più della metà delle realtà intervistate (56%) con ancora un processo analogico vuole digitalizzarlo entro i due anni (il 29% delle imprese) e nel medio periodo (il 27%). Il 40% dei rispondenti, però, non ha ancora colto i vantaggi della digitalizzazione delle note spese per la propria azienda: produttività, maggior efficienza, controllo delle spese e tracciabilità, maggior sicurezza e integrazione con altri strumenti.

Massimiliano Malandra

Di Massimiliano Malandra

Co-founder di questo sito. Analista fondamentale e quantitativo, socio Aiaf e giornalista professionista dal 2002. Esperto di approccio risk parity. Autore di vari libri.