Gianpaolo Nodari, AD di J. Lamarck, in questo intervento, delinea le principali evidenze del settore biotech e le prospettive di questo comparto per il prossimo anno.

Nel corso del 2023, il settore biofarmaceutico è risultato appesantito dalle preoccupazioni riguardo all’aumento dei rendimenti e dal timore che le norme introdotte dagli Stati Uniti con l’Inflaction Reduction Act – che consentirà a Medicare (programma di assicurazione sanitaria federale) di negoziare direttamente i costi dei farmaci ponendo dei veri e propri tetti ai prezzi – potessero avere un impatto significativo sulla crescita dei profitti aziendali. Già nel corso dell’ultimo trimestre dell’anno, le prospettive per le aziende biofarmaceutiche sono significativamente migliorate con la possibilità che le quotazioni possano riprendersi in modo deciso nel 2024.

L’aumento dei rendimenti a lungo termine rende chiaramente più difficile per le azioni competere con asset relativamente privi di rischi come i bond, poiché i potenziali guadagni futuri vengono ora scontati a un tasso più elevato. Questa difficoltà è particolarmente presente per le azioni biotech che sono ritenute più sensibili al più alto costo del denaro necessario a finanziare le costose operazioni di ricerca e sviluppo.

Le valutazioni delle società biotecnologiche sono fortemente correlate alle performance del rendimento decennale che svolge un ruolo cruciale come tasso di sconto preferito per le valutazioni. Come si può notare dal grafico, esiste infatti una robusta correlazione negativa tra la traiettoria della curva dei rendimenti e le fortune dell’industria biotech.

La curva dei rendimenti a 10 anni ha registrato un trend rialzista dall’aprile di quest’anno, raggiungendo un massimo del 5% a fine ottobre. I rendimenti sono poi cominciati a diminuire quando i dati economici di ottobre hanno mostrato un rallentamento del tasso di inflazione e la Federal Reserve ha indicato un approccio paziente nei confronti di ulteriori aumenti.

Le difficoltà di quest’anno hanno però rafforzato le aziende biotecnologiche e farmaceutiche. In particolare, le biotech sono divenute più resilienti, risultano meglio attrezzate e ben preparate per il futuro. Hanno lavorato diligentemente per migliorare la loro pianificazione strategica, adottando una visione completa che combina le esigenze operative a breve termine con considerazioni di mercato a lungo termine. Hanno assunto una prospettiva sempre più trasversale, concentrandosi sull’intero processo di sviluppo e sulle dinamiche di mercato che attendono i loro prodotti.

Il primo tema riguardante il 2024 porta, dunque, a ritenere che le valutazioni relativamente basse e le mutate aspettative nel contesto dei tassi possano tradursi in forti catalizzatori per una rapida inversione di tendenza per il settore.

Contesto normativo e politica

Fatta eccezione per l’Inflaction Reduction Act cui si accennava in precedenza, anche il contesto normativo e politico ha visto un netto miglioramento su scala globale. Il rischio di fallimenti clinici è diminuito grazie alla cooperazione più efficace tra le aziende e gli organismi di regolamentazione. Negli Stati Uniti, la cosiddetta “designazione prioritaria” ha contribuito significativamente a ridurre i tempi e le procedure di revisione dei farmaci. Anche il GAIN Act per gli antibiotici e l’Orphan Drug Act per le malattie rare sono buoni esempi che dimostrano come gli incentivi normativi possano avere l’effetto di incoraggiare il progresso in determinate aree terapeutiche. Legislazioni simili, volte a garantire alle aziende l’esclusiva di mercato più lunga e agevolazioni fiscali, sono state approvate anche in Asia e in Europa.

La politica è il fattore che con maggiore probabilità avrà un impatto sul sentiment del settore Healthcare nel 2024 che sarà un anno elettorale importante con elezioni in paesi che rappresentano l’80% della capitalizzazione di mercato mondiale, il 60% del PIL e il 40% della popolazione mondiale (Taiwan, Indonesia, Russia, Corea, India, Sud Africa, UE, Messico, Stati Uniti, Regno Unito).

L’esito elettorale più importante per il settore sarà, senza dubbio, quello delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti dove è noto come i politici di entrambi gli schieramenti abbiano sempre utilizzato la spesa sanitaria per ottenere consensi. La storia, tuttavia, ha sempre dimostrato quanto il settore sanitario sia stato in grado di resistere alla retorica politica. Anche quando sono state approvate politiche che sembravano alterare il sistema – come l’Affordable Care Act o le disposizioni sui prezzi dei farmaci dell’Inflation Reduction Act – le aziende hanno comunque e sempre trovato il modo di innovarsi e crescere. Inoltre, dato il ruolo chiave nella risoluzione della pandemia di COVID-19, oggi il settore è visto in modo più favorevole dal grande pubblico.

Trend demografico e IA

Il trend demografico continua a rappresentare uno dei temi di investimento più interessanti per l’Healthcare. Con l’aumento della popolazione anziana, aumenterà inevitabilmente anche il numero di persone che soffriranno di malattie legate all’età. Vite più lunghe e più sane rappresentano una vittoria straordinaria per la società, ma portano anche una maggiore prevalenza di malattie come demenza, tumori o malattie metaboliche. Le recenti scoperte nei trattamenti per l’Alzheimer e due nuovi farmaci per il diabete e per l’obesità contribuiranno a cambiare radicalmente la lotta contro una serie di malattie croniche e aprire, solo per queste indicazioni, un mercato da più di 100 miliardi di dollari entro il 2030.

Le neuroscienze, la genomica e, più in generale, le biotecnologie sono destinate ad essere i grandi vincitori nell’adozione dell’intelligenza artificiale. I modelli di IA esamineranno enormi volumi di dati sanitari – come studi clinici, mappatura del cervello e informazioni genetiche – e li analizzeranno molto più velocemente degli esseri umani. Si prevede che il mercato sanitario basato sull’intelligenza artificiale che valeva 9 miliardi di dollari nel 2022, potrà valere 188 miliardi di dollari nel 2031.

M&A

Quanto emerso nel corso della recente London Healthcare Conference conferma che una percentuale crescente di dirigenti del settore sanitario (circa il 70% degli intervistati) si aspetta, dopo due anni di attività relativamente attenuata, una forte ripresa delle fusioni e acquisizioni. Nel 2022, il numero e la dimensione media delle fusioni e acquisizioni nel settore sanitario globale sono diminuiti rispettivamente di oltre il 30% e di circa il 15% poiché, in un contesto di forte incertezza del mercato, le aziende hanno adottato un approccio attendista, tendenza continuata anche nel corso del 2023, con il valore globale delle fusioni e acquisizioni in moderata ripresa. Recenti stime indicano per l’industria farmaceutica globale 700 miliardi di dollari di liquidità pronta per essere investita in accordi di acquisizione e Ricerca e Sviluppo.

Conclusioni

Dopo una fase di consolidamento durata due anni, i titoli biotecnologici potrebbero ritrovare nel 2024 un ambiente più favorevole grazie alla prevista discesa dei tassi di interesse. Le basse valutazioni di molte aziende, un contesto di rischio in miglioramento, potenziali nuove fusioni e acquisizioni e un cambiamento nel sentiment degli investitori posizionano molto bene il settore biofarmaceutico che, nonostante le pressioni degli ultimi anni, è sempre stato il principale motore dell’innovazione nel settore sanitario. La Biotech Revolution rappresenta un punto di svolta per la nostra specie su questo pianeta così come già successo nel XIX secolo per la chimica e il XX secolo per la fisica. Il “superciclo” biotecnologico, dunque, riprenderà e continuerà a guidare l’espansione del settore, proprio come è stato per gran parte dell’ultimo decennio.