Oggi ospitiamo sul sito l’interessante analisi di Luke Oliver, Head of Strategy di KraneShares sulla necessità di una corretta determinazione del prezzo delle emissioni di anidride carbonica. Argomento molto dibattuto recentemente a COP27 essendo a cavallo tra i temi ESG e le problematiche del Climate Change.

Luke Oliver – Fonte: KraneShares

Introduzione

Riteniamo che esista oggi un rischio finanziario trascurato, causato da una sistematica errata determinazione dei prezzi nell’intera economia globale, che potrebbe avere effetti negativi superiori a quelli della Grande Crisi Finanziaria del 2008. Allora il mercato non aveva correttamente prezzato il rischio dei mutui cartolarizzati e, quando i tassi di interesse hanno cominciato a salire, il castello di carta che era stato costruito è miseramente crollato, con un costo stimato per le famiglie americane di $13 mila miliardi di dollari.

Oggi, a nostro avviso, la mancanza di una corretta determinazione del prezzo delle emissioni di anidride carbonica ha provocato un’errata allocazione del capitale con effetti potenziali ancora più gravi di quelli verificatisi nel 2008.

Il governo statunitense valuta, infatti, il costo sociale dell’anidride carbonica, che misura i danni sociali ed economici causati da ogni tonnellata di CO2 emessa, a 125 dollari. Questo significa che negli ultimi 20 anni abbiamo arrecato danni all’economia globale per 96.000 miliardi di dollari, somma pari al PIL mondiale del 2021. Questo numero è in crescita esponenziale, con oltre 5.000 miliardi di dollari in più solo l’anno scorso. Per correggere il problema, l’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) stima che siano necessari 130.000 miliardi di dollari di investimenti per completare la necessaria trasformazione energetica globale entro il 2050.

L’importanza di dare un prezzo alle emissioni di CO2

Il problema è che non è mai stato assegnato un prezzo all’anidride carbonica o ad altri gas serra perché erano invisibili e il loro effetto non era misurabile o percepibile fino agli ultimi decenni. Anche quando i rischi sono diventati scientificamente chiari, i cicli politici ed economici relativamente brevi hanno fatto sì che le economie e le società non fossero in grado di dare la giusta priorità a un’azione in questo senso. Non avendo fissato un prezzo per l’anidride carbonica, abbiamo sbagliato ad allocare il capitale verso processi dannosi e lontano da soluzioni più sicure.

Ora che esiste un meccanismo di determinazione del prezzo della CO2, che copre circa il 40% delle emissioni globali, e che i Paesi e le aziende si stanno impegnando ad agire, abbiamo posto le basi economiche per porre rimedio a questa situazione. Inoltre, poiché abbiamo ritardato l’azione per decenni, gli interventi devono essere aggressivi e decisivi, creando opportunità di crescita per chi si posiziona in modo appropriato.

Quindi, dove investire per guadagnare dalla riallocazione del capitale?

Mercati dell’anidride carbonica – Sia l’inasprimento della regolamentazione che gli incentivi del mercato dei capitali sono progettati per far salire i prezzi dell’anidride carbonica. Prezzi più alti significano minori emissioni nell’atmosfera e migliori rendimenti per chi ha investito in questo specifico mercato.

  • Mercati obbligatori: i programmi di regolamentazione e scambio, i cosiddetti sistemi di scambio di emissioni (ETS), sono lo strumento principale scelto dai governi per ridurre le emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra (GHG). Questi programmi hanno scambiato 900 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi sui mercati pubblici e se nel 2018 coprivano il 32% delle emissioni globali, oggi arrivano al 40%. Questi mercati sono regolamentati, trasparenti e standardizzati e sono progettati per ridurre le emissioni attraverso la trasmissione di un aumento dei costi che le industrie devono sopportare per inquinare. Gli investitori possono, e sono esplicitamente incoraggiati, a partecipare al meccanismo di determinazione dei prezzi in questi mercati globali. I programmi di regolamentazione sono strutturati in modo tale che l’offerta venga progressivamente ridotta, per far salire i prezzi e obbligare le industrie a ridurre le emissioni. I più attivi ETS si sono sviluppati nell’Unione Europea, in California, nel Regno Unito e in un consorzio di stati americani della costa nord-orientale (RGGI)
  • Mercati Volontari: parallelamente ai mercati obbligatori si è sviluppato un mercato su base volontaria in cui i crediti di CO2 derivano da attività o progetti, come la silvicoltura, che riducono o catturano le emissioni. Questi crediti possono essere acquistati da aziende o privati per ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica. Anche se di dimensioni ridotte e ancora in via di sviluppo, questa parte del mercato, di alto profilo e in rapida espansione, potrebbe registrare una crescita esponenziale man mano che i Paesi e le aziende fissano obiettivi aggressivi di riduzione delle emissioni. L’offerta sarà scarsa a fronte della crescente domanda di compensazioni di anidride carbonica di alta qualità.

L’investimento in azioni delle società impegnate nella transizione energetica – I prezzi dell’anidride carbonica, le politiche governative, gli incentivi economici e la domanda degli investitori potrebbero far confluire migliaia di miliardi nella massiccia transizione energetica e industriale globale. Riteniamo che alcune società registreranno una crescita massiccia della propria valutazione, in quanto risolvono e sostituiscono le industrie ad alte emissioni, ridefinendo l’economia del futuro.

Con 130.000 miliardi di dollari da destinare alla transizione verso l’energia pulita, riteniamo che le aziende in grado di muoversi all’interno di settori tradizionalmente ad alte emissioni per diventare i futuri leader del settore a basse emissioni di carbonio avranno a disposizione un lungo percorso di crescita strutturale.

Materie prime critiche – La riprogettazione dell’infrastruttura energetica globale e l'”elettrificazione di tutto” determineranno una crescita della domanda dei metalli chiave senza precedenti. Si prevede che una parte consistente dell’investimento totale di 130.000 miliardi di dollari per la transizione energetica porterà la domanda di minerali a triplicare entro il 2040. Prevediamo che nei prossimi 10 anni si assisterà a un apprezzamento rilevante delle risorse chiave per la nuova economia, in quanto i fattori di domanda e offerta si sposteranno in modo significativo. In prima linea su questo tema saranno i metalli, sia quelli industriali sia quelli per le batterie. Il principale motore di questo trend è costituito dal passaggio ai veicoli elettrici, anche se la portata è più ampia, in quanto oltre il 20% dell’economia globale dovrà adeguarsi.

Veicoli Elettrici – Lo sviluppo dei veicoli elettrici (EV) è un elemento fondamentale della transizione energetica e un importante motore della domanda di metalli per la trasmissione e lo stoccaggio dell’energia. Entro il 2024, si prevede che il 58% delle vendite di nuove auto e il 31% del parco auto globale saranno elettrici, con un investimento totale stimato di 2.700 miliardi di dollari.

Il futuro

I mercati dei crediti di carbonio, sia quelli obbligatori che quelli volontari, sono destinati a vedere uno squilibrio tra domanda e offerta, i titoli azionari delle società impegnate nella transizione energetica potrebbero passare da value a growth e i metalli chiave registreranno una domanda superiore alle aspettative per i decenni a venire. Per questi motivi strutturali, investire in questi sottostanti dovrebbe dare risultati positivi, proteggendo nelle fasi di correzione dei mercati e permettendo di avere ulteriore upside nelle fasi di crescita.