Le Borse vivono di emozioni: avidità, compiacimento, euforia, paura.  Oggi più che mai la paura sta tornando padrona delle vite di tutti noi, e sui mercati finanziari.

Nel 2005 Antonio Albanese portava in scena uno dei suoi personaggi più iconici. Il Ministro della Paura: “Io sono il Ministro della Paura, e come ben sapete senza la paura non si vive. Senza la paura della fame e della sete non si vive. Senza la paura della famiglia e della scuola non si vive. Senza la paura di Dio e della sua barba bianca non si vive. Una società senza paura è come una casa senza fondamenta. Per questo io ci sarò sempre. Io aiuto il mondo a mantenere l’ordine. Senza di me le guerre scoppierebbero inutilmente. Le epidemie non avrebbero senso. Le bombe esploderebbero senza nessun vantaggio sociale. Io trasformo la paura in ordine, e l’ordine è il cardine di ogni società rispettabile. Io le paure le plasmo, le elaboro, le impasto e poi ve le trasmetto.” (da Psicoparty di Antonio Albanese e Michele Serra).

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Il concetto espresso dal personaggio di Albanese è semplice: per guidare le masse non c’è niente di meglio che intimorirle con l’insicurezza sociale, alimentare, finanziaria. La paura oggi ha il nome di guerra in Ucraina, di recessione in Europa, ha la faccia di Putin quando minaccia la terza guerra mondiale, ha il fragore delle bombe e dei missili che colpiscono obbiettivi in diretta streaming. E tra gli investitori, la paura sta prendendo il posto della compiacenza con le quotazioni dei mercati azionari globali che dopo anni di ipercomprato storico iniziano a scricchiolare in una fase di mercato che ha tutte le caratteristiche per essere definita “correttiva”, mentre esplode l’inflazione “cattiva” trainata dalle materie prime e dalla crisi delle catene di approvvigionamento globali.

La storia insegna che per fare crollare i mercati ci vuole un evento esogeno agli stessi che giustifichi la correzione tecnica agli occhi dei media e ne amplifichi la portata scatenando il panico. Non c’era riuscito il covid-19 nel 2020, c’è forse riuscita la Russia in questo disgraziato anno 2022. Da analista tecnico mi limito a guardare i grafici del mio sistema intermarket: innanzitutto le curve di volatilità implicita dei principali mercati in esame denotano crescenti segnali di paura che lavorano in correlazione inversa con i grafici di prezzo degli indici azionari di cui sono la derivazione.

i principali mercati azionari globali con i loro indici di sentiment – Elaborazione con TradingView.com

Quindi è il caso di non illudersi troppo e di alzare ancora di più il livello di attenzione, agendo con estrema prudenza senza farsi trascinare in mosse azzardate dalle ondate di panico a cui seguono ondate di avidità (vendere tutto, e poi cercare di riacquistare su quelli che si credono i “minimi”). La velocità e l’ampiezza dei movimenti sui mercati moderni non lascia scampo a coloro che si trovino dalla “parte sbagliata”. Ne sa qualcosa chi aveva in portafoglio derivati finanziari sul mercato russo oppure i propri risparmi in obbligazioni in rubli che nell’arco di una notte a fine febbraio sono stati letteralmente spazzati via da un violento sell-off.

Come sanno i clienti dei miei report mensili di approfondimento intermarket (costruiti con il mio modello proprietario “Ruota dei mercati” che spiego in dettaglio nell’omonimo libro “La Ruota dei Mercati Finanziari”, ed. Hoepli) l’analisi intermarket aveva già acceso un semaforo rosso settimane prima dello scoppio della guerra in Ucraina. Lo vediamo da questo “cruscotto intermarket” che funge da bussola dello spostamento dei flussi di liquidità tra le asset class della “Ruota”. Il “cruscotto” sfrutta una delle meravigliose proprietà dell’analisi intermarket, e mette in relazione azionario, oro, petrolio e dollaro americano attraverso i loro rapporti di forza relativa.

Il cruscotto intermarket del modello “Ruota dei Mercati” – Elaborazione con TradingView.com

Lo spazio è tiranno, quindi concludo. Con queste mie parole non voglio mettervi ulteriore “paura” ma solo rendervi partecipi dei segnali che si stanno manifestando sui miei modelli di analisi intermarket (che non sono certo infallibili). Sarà il mercato ad avere l’ultima parola. Noi limitiamoci ad attendere pazienti l’evoluzione senza anticiparne le mosse con entrate frettolose e impulsive, monitorando l’andamento dei principali indicatori sia endogeni sia esogeni ai mercati finanziari.

NOTA: Questo articolo è stato pubblicato qualche settimana fa sul sito AdvisorOnline e inaspettatamente ha riscosso un grande successo diventando uno degli articoli più letti in quella settimana. A questo link trovate l’originale


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Di Andrea Forni

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