Pochi giorni fa il Consiglio europeo ha approvato l’innalzamento dal 40% al 55% dell’obiettivo vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai livelli del 1990. Una bellissima notizia, ma come investirci?

Il Green Deal europeo

Un po’ di storia ci aiuterà a capire di cosa parliamo. L’Unione Europea nell’ottobre 2014 ha adottato il Quadro 2030 per il clima e l’energia che delinea cinque assi fondamentali della strategia e contiene obbiettivi vincolanti da raggiungere nel periodo 2021-2030.

Gli Stati membri hanno poi elaborato strategie nazionali come il PNIEC, che rivede al rialzo gli ambiziosi obbiettivi europei, come si può leggere nel “Piano nazionale per l’energia e il clima”, sul sito del MiSE.

L’Unione Europea si è anche impegnata a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e il Consiglio Europeo nel 2019 ha esortato gli Stati Membri a compiere sforzi nell’ambito del Green Deal per essere allineati agli impegni presi nel quadro del famoso accordo di Parigi.

L’Unione Europea è comunque già a buon punto sulla strada della transizione energetica. Oggi emette 4,5 tonnellate equivalenti di CO2 contro le 50 tonnellate medie globali ed è responsabile solo del 10% delle emissioni di gas serra.  

L’obbiettivo sarà raggiunto nel 2050. Forse.

Purtroppo, per varie ragioni, gli sforzi attuali per la decarbonizzazione non sono sufficienti. L’obiettivo delle zero emissioni al 2050 potrebbe essere raggiunto solo con un aumento triplo o quadruplo del tasso di decarbonizzazione rispetto al 2018 (1,6% contro l’obbiettivo del 3%).

Ecco perché il Consiglio europeo ha approvato l’innalzamento dal 40% al 55% dell’obiettivo vincolante di riduzione interna netta delle emissioni di gas a effetto serra!

Fonti rinnovabili e transizione alla Climate Economy

Le fonti rinnovabili sono un tassello di uno scenario ben più ampio per completare la transizione all’economia verde, comparto che nel 2018 impiegava globalmente undici milioni di lavoratori, gran parte dei quali localizzati in Cina, India, Brasile e Stati Uniti.

Il tema di questo articolo ricade nei trend ambientali e climatici che sono la spina dorsale del nostro libro Investire nei megatrend del futuro. Tenere conto del cambiamento climatico è fondamentale per strategie d’investimento di medio e lungo termine.

Il perché lo spiega l’articolo “Global megatrends and planetary boundaries” pubblicato a maggio 2020 dalla Global Environmental Agency:

le pressioni umane sul sistema Terra hanno raggiunto una scala in cui non è più possibile escludere cambiamenti globali irreversibili o addirittura catastrofici. Tali cambiamenti irreversibili potrebbero rendere la Terra un luogo molto meno ospitale. Il concetto di confini planetari indica nove processi critici che regolano la stabilità e la resilienza del sistema Terra (Rockström et al.2009; Steffen et al.2015).

I nove processi critici che regolano la stabilità del pianeta Terra. Fonte: https://www.eea.europa.eu/themes/sustainability-transitions/global-megatrends

Al proposito la Global Environmental Agency arriva alla conclusione che solo una transizione rapida alla sostenibilità salverà l’Umanità dal disastro.

Questo argomento, la sostenibilità, ci fa tornare alla mente le teorie sui limiti dello sviluppo del Club di Roma nel 1972 e gli obbiettivi di Agenda 2030 dell’ONU di cui parliamo in altri articoli sul sito.

Come investire nel Green Deal?

Nel nostro libro Investire nei Megatrend del futuro analizziamo una cinquantina di aziende quotate con cui è possibile costruire portafogli diversificati per tecnologia (di produzione energetica), geografia e valuta.

Dalle multi-utility come E.On ai produttori di energia rinnovabile come Falck Renewables, alle aziende di servizi come Ocean Power Technology che installa particolari boe di alto mare che producono elettricità dal moto ondoso.

Fonte: sito OPT

Ma le tematiche ESG sono state sposate ormai da parecchi anni dall’industria del risparmio gestito e il cambiamento climatico è poi un trend particolarmente gettonato. Parecchi sono i fondi comuni che investono su questo megatrend. Ne citiamo giusto un paio tra i tanti elencati nel libro, come Aviva Climate Transition e Candriam Equity Climate.

Conclusioni

Non possiamo in poche righe riassumere decine di pagine del nostro libro ma possiamo dire che il cambiamento climatico è forse la variabile più importante per il risk manager e per il gestore patrimoniale che abbiano traguardi di medio e lungo termine.

Pertanto, nella costruzione di un portafoglio di lungo termine l’investitore dovrà integrare i modelli economici con i modelli di climatologia e simulare l’interazione tra sistemi naturali e umani nella transizione verso la neutralità carbonica.

Andrea Forni

Di Andrea Forni

Founder di Investirobot.com e co-founder di questo sito. Esperto di scenari d'investimento tecnologici, ambientali e demografici. Iscritto OCF | IFTA CFTe | Trader professionista