“Un aumento del prezzo del petrolio potrebbe rendere più difficile per le banche centrali controllare l’inflazione, portando a ulteriori aumenti dei tassi. Nel complesso, nonostante rimangano rischi di rallentamento dell’economia globale, ci aspettiamo che il mercato petrolifero si irrigidisca nei prossimi trimestri.” Lo afferma Roberta Caselli, Research Associate di Global X, riguardo la recente decisione dell’OPEC+ di tagliare la produzione. Ma: “L’industria USA del petrolio e del gas potrebbe essere ben posizionata per beneficiare di queste dinamiche: grazie all’inatteso aumento dei prezzi, le società statunitensi di petrolio shale probabilmente aumenteranno la loro guidance di crescita della produzione.”

Roberta Caselli – Fonte: Global X

I prezzi del petrolio hanno subito un’impennata dopo l’annuncio che l’OPEC+ ridurrà la produzione di oltre 1 milione di barili al giorno, cosa che ha acuito le tensioni con gli alleati occidentali. Secondo l’annuncio – avvenuto al di fuori delle riunioni dell’OPEC+, segno di una certa urgenza – il taglio inizierà a maggio e continuerà per tutto il 2023.

La volontà di sostenere i prezzi e di prevenire l’indebolimento della domanda, viste le turbolenze del sistema bancario, è una delle potenziali giustificazioni della decisione. Nonostante il recente calo dei prezzi del gas abbia attenuato i timori di una recessione, i membri dell’OPEC+ potrebbero essere preoccupati dell’impatto di una potenziale recessione sulla domanda di petrolio. Il gruppo ha infatti descritto la riduzione come “precauzionale”.

Le dichiarazioni della scorsa settimana sul fatto che ci vorranno “anni” per rifornire la Strategic Petroleum Reserve degli Stati Uniti potrebbero aver giocato un ruolo: si credeva infatti che gli acquisti per le riserve strategiche avrebbero contribuito a stabilizzare i prezzi, ed effettivamente l’aumento delle scorte a un ritmo superiore al solito ha sostenuto il mercato fino al primo trimestre del 2023.

L’Arabia Saudita ha espresso anche preoccupazione per la mancanza di investimenti nel settore petrolifero da parte della comunità internazionale; i ricavi del petrolio stanno finanziando le riforme economiche del principe Mohammed, e pertanto l’Arabia Saudita e i suoi partner OPEC potrebbero anteporre le loro esigenze finanziarie e i loro piani di investimento agli obiettivi geopolitici.

Venendo alle conseguenze di questa decisione, certamente l’effetto sull’inflazione è significativo. Gli investitori hanno sperato che le banche centrali stessero per sospendere il ciclo di rialzi, grazie alle minori pressioni sui prezzi, ma questo sviluppo complica le prospettive. Un aumento del prezzo del petrolio potrebbe infatti rendere più difficile per le banche centrali controllare l’inflazione, portando a ulteriori aumenti dei tassi.

Nel complesso, nonostante rimangano rischi di rallentamento dell’economia globale, ci aspettiamo che il mercato petrolifero si irrigidisca nei prossimi trimestri, a causa dei nuovi rischi sia dal lato dell’offerta che da quello della domanda, con la riapertura della Cina. L’industria USA del petrolio e del gas potrebbe essere ben posizionata per beneficiare di queste dinamiche: grazie all’inatteso aumento dei prezzi, le società statunitensi di petrolio shale probabilmente aumenteranno la loro guidance di crescita della produzione.

Un risultato della crescita della produzione di petrolio e gas USA è stato l’aumento della domanda di condotte midstreamstrutture di stoccaggio e impianti di lavorazione, una tendenza che potrebbe continuare nel 2023. Anche se c’è già stata una forte ripresa in questo senso, riteniamo che gli investitori possano trovare valore nelle società midstream grazie alle valutazioni convenienti, al potenziale di diversificazione e alla poca sensibilità all’inflazione.

Foto di copertina: Pixabay per Pexels.com


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