Stop momentaneo nel 2020 per i pagamenti digitali. Il settore ha registrato infatti la sua prima contrazione delle entrate in 11 anni a causa del Covid: il rallentamento economico che ha accompagnato la crisi sanitaria globale ha infatti rallentato quello che sembrava un trend di crescita ininterrotto. Lo segnala il Report “Global payments 2021: Transformation amid turbulent undercurrents” redatto da McKinsey.

Tuttavia le misure governative e normative – ad esempio lo stimolo fiscale e quello monetario – hanno mantenuto il calo al di sotto del 7% previsto nel rapporto Mckinsey dello scorso anno. Nel 2020 le entrate globali dei pagamenti sono state pari a 1,9 trilioni di dollari, il 5% in meno rispetto al 2019, contro un tasso di crescita del 7% osservato tra il 2014 e il 2019.

Si tratta tuttavia di una flessione momentanea, all’interno di un trend di crescita consolidato e duraturo. Mckinsey prevede infatti che i ricavi dei pagamenti globali tornino rapidamente a una crescita a lungo termine del 6-7%, recuperando i cali del 2020 nel 2021 e raggiungendo quota 2,5 trilioni entro il 2025.

La caduta del 2020 non è stata però omogenea. “Il calo complessivo del 5% dei ricavi dei pagamenti è composto da tendenze regionali divergenti” confermano da McKinsey. “L’Asia-Pacifico, che ha costantemente superato altre regioni nella crescita dei ricavi dei pagamenti nell’ultimo decennio, ha registrato un calo del 6% nel 2020, mentre il calo dell’8% dell’America Latina è stato il più ripida di tutte le regioni. Europa, Medio Oriente e Africa e Nord America hanno registrato un calo dei ricavi rispettivamente del 3% e del 5%, principalmente a causa della continua riduzione dei margini di interesse netti nell’EMEA e della contrazione dei saldi delle carte di credito in Nord America”.

E anche la ripresa avrà tassi differenziati e livelli diversi di incremento: ad esempio, si prevede che i ricavi in ​​Asia-Pacifico e in America Latina crescano tra il 9 e l’11%, rispetto a EMEA e Nord America tra il 4 e il 6%.

Il trend dei pagamenti digitali rimane duraturo, e non solo per i pronti recuperi nei volumi: a livello globale, infatti, il numero di transazioni non in contanti è cresciuto del 6% dal 2019 al 2020.

I pagamenti in contanti sono così diminuiti del 16% a livello globale nel 2020, in linea con le proiezioni fatte da McKinsey per la maggior parte dei grandi paesi: calo del 26% in Brasile, del 24% negli Stati Uniti, dell’8% nel Regno Unito.

Le preferenze dei consumatori – vuoi per la maggiore sicurezza sanitaria dei pagamenti elettronici, vuoi per l’esplosione dell’e-commerce – si sono evolute. In Australia, le transazioni digitali sono cresciute del 90% da marzo 2020 a marzo 2021. In Indonesia, il valore delle transazioni digitali è cresciuto di quasi il 39% tra il 2019 e il 2020, alimentato principalmente da un aumento dell’adozione digitale.

I pagamenti in tempo reale stanno svolgendo un ruolo sempre più importante nell’ecosistema dei pagamenti globali, con il numero di tali transazioni che è aumentato del 41% solo nel 2020, spesso a supporto di portafogli/contatti e dell’e-commerce. Nell’ultimo anno la crescita dei pagamenti istantanei è variata ampiamente tra i paesi, da Singapore al 58% al Regno Unito al 17%.

L’Asia-Pacifico continua a essere all’avanguardia nei pagamenti in tempo reale: l’India ha registrato 25,6 miliardi di transazioni nel 2020 (un aumento del 70% in più rispetto al 2019), seguita da Cina e Corea del Sud. La funzionalità in tempo reale ha anche alimentato l’adozione del portafoglio mobile in Brasile, che ha introdotto il suo sistema nazionale di pagamenti in tempo reale.

Il settore dei pagamenti digitali è oggetto di interesse anche lato investimenti e investitori: sono infatti numerosi gli strumenti di risparmio gestito che insistono su questo tema.

Nel nostro database titoli potete trovare quelli più interessanti.

Qui è possibile scaricare il report di McKinsey.

Massimiliano Malandra

Di Massimiliano Malandra

Co-founder di questo sito. Analista fondamentale e quantitativo, socio Aiaf e giornalista professionista dal 2002. Esperto di approccio risk parity. Autore di vari libri.