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Introduzione

Come le lettrici e i lettori più affezionati sanno, Mi sto “nutrendo” di Africa da alcuni anni, nei ritagli di tempo, perché l’Africa è la mia scommessa di investimento per il futuro. Ne ho scritto anche nel mio ultimo Outlook Previsionale 2023, il documento di analisi intermarket composto da 206 slides e tre ore e mezza di video-analisi in vendita da inizio gennaio a soli 99 euro (qui la preview) dove ho mostrato ai clienti la slide qui sotto.

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2023

Ebbene sì! “Africa Rising” è la nuova parola d’ordine lanciata dalla rivista Time. Non oggi, ma nel lontano dicembre 2012 e poi ripresa da tanti altri giornali nel corso degli anni. Il motivo è chiaro. Dopo il boom della Cina negli ultimi trent’anni, oggi assistiamo al boom dell’India e nei prossimi vent’anni vedremo il decollo del Continente Africano.

Europa e Africa

Sebbene i governi occidentali facciano di tutto per “tener fuori dalla porta” chi arriva sulle nostre coste partendo con la “barchetta” dall’altra parte del Mediterraneo, i destini di Europa e Africa sono legati a doppio filo. Lo spiega bene il bellissimo libro scritto da Diego Masi dal titolo “Eurafrica. L’Europa può salvarsi, salvando l’Africa?“, pubblicato dall’editore Fausto Lupetti a luglio 2020. Ne ho scritto una lunga recensione in questo articolo di cui riporto alcuni brani qui sotto.

Il libro

L’esperienza sul campo di Diego Masi sia in Europa sia in Africa emerge dalle pagine del libro dove viene fatto un ritratto impietoso sia della “Bella Addormentata” a quattro velocità (l’Europa, ricca, anemica e vecchia, citando l’autore) sia dell’Africa, che è “un continente diviso in 54 stati malgovernati, per lo più corrotti, tutti oligarchici condannata al paradosso di Achille e la tartaruga, più cresce in popolazione, meno raggiunge un grado soddisfacente di ricchezza. È un continente condannato alla povertà che costringe il mondo a una non crescita. Perché se tutti i neonati tra ora e fine secolo non sviluppano e non si arricchiscono e non spendono, il mondo si blocca.” (p. 12 del libro).

Ma il vero interesse per leggere questo libro, a mio avviso, è l’idea innovativa di un progetto comune tra Europa e Africa, quello che l’autore chiama Eurafrica. E ancora leggiamo: “l’Europa, che è la preda più facile, dovrebbe avere una strategia per uscire dall’abbraccio mortale degli altri due contendenti (USA e Cina, ndr). L’unica mossa e strategia ardita e creativa possibile in questa partita mortale è l’Africa, che rappresenta quello che l’Europa non ha: giovani, lavoratori, ricchezze. L’altra faccia dell’Europa. Occorre farle combaciare.” (p.16 del libro)

Ovvero: “da una parte un’Europa ricca di cultura e know-how, sempre più vecchia e povera di materie prime e stretta tra due poli che ingaggeranno una nuova guerra fredda. Dall’altra un continente pronto ad esplodere, non in grado di sfruttare le proprie potenzialità ed escluso dallo scacchiere internazionale. Eurafrica propone un piano europeo per lo sviluppo del continente africano.

Io forse non concordo su quest’ultima frase: “… un continente escluso dallo scacchiere internazionale.” Perché a mio avviso l’Africa è uno dei pilastri del progetto egemonico cinese della One Belt One Road (la Nuova Via della Seta) con decine di nazioni africane ormai colonizzate dai cinesi, visto che il progetto di “fratellanza” è iniziato nel 1959 con l’idea di Mao Zedong di costruire la Ferrovia della Libertà tra Zambia e Tanzania (Tazara) e non si è mai fermato.

Il finanziamento dell’Unione Europea

Nel 2022 l’Unione Europea ha approvato un pacchetto di investimenti da 150 miliardi di euro chiamato “Global Gateway Africa-Europa“. Questo pacchetto mira ad assicurare sostegno all’Africa a favore di una ripresa e di una trasformazione forti, inclusive, verdi e digitali:

  • accelerando la transizione verde
  • accelerando la transizione digitale
  • accelerando la crescita sostenibile e la creazione di posti di lavoro dignitosi
  • rafforzando i sistemi sanitari
  • migliorando l’istruzione e la formazione.

Maggiori informazioni si trovano sul sito dell’Unione Europea a questo link.

Fonte: Unione Europea

Demografia e Africa

Come scriviamo nel libro “Investire nei megatrend del futuro” (Hoepli, 2020), entro il 2050 il mondo sarà abitato da 9,7 miliardi di persone e l’incremento arriverà proprio dalle 47 nazioni oggi meno sviluppate, che cresceranno più velocemente delle altre. Metà dei nascituri sarà concentrato in nove paesi: oltre agli Stati Uniti, India, Indonesia e Pakistan in Asia; Egitto, Congo, Etiopia, Nigeria e Tanzania in Africa.

Inoltre, nei prossimi decenni la Cina invecchierà rapidamente per effetto della politica del figlio unico mentre l’Africa, che conta 1,3 miliardi di abitanti, raddoppierà la popolazione entro il 2050 continuando a crescere fino al 2100 quando ospiterà 4,4 miliardi di abitanti, in gran parte giovani. Per fare un confronto, l’Italia avrà solo 40 milioni di abitanti, gran parte dei quali anziani.

Già questa previsione dovrebbe farci capire che investire nell’Africa e nello sviluppo della sua classe media non sarebbe tanto azzardato per i decenni a venire.

Fonte: Populationpyramid.net

Africa e tecnologie avanzate

L’Africa è già oggi un laboratorio di tecnologie avanzate. Ne ho scritto nell’articolo “La corsa tecnologica dell’Africa” dove troviamo reti internet sottomarine e connessioni in fibra ottica e 5G, e la più vasta diffusione al mondo di app di pagamento elettronico, grazie alla Cina e al fatto che l’Africa è un pilastro dello sviluppo egemonico cinese della Nuova Via della Seta.

Pensiamo alla telefonia mobile. Lo sapevate che molte nazioni africane sono all’avanguardia nei pagamenti digitali? E il sistema più comodo per pagare è dalla app dello smartphone. Questo grazie alla diffusione dei cellulari nel continente, come si vede in questa grafica mostrato in un altro convegno a cui ho partecipato nel 2021.

Fonte: Statista – Digital Economy Africa – mobile money explosion across the continent

Il convegno sulla “Mobile Explosion” africana organizzato dal sito Statista.com mi ha aperto gli occhi su un fenomeno che da noi è ai primi passi mentre in Africa è ormai consuetudine: i pagamenti digitali!

E’ ovvio. In una continente dove l’accesso alle banche è ancora cosa rara per gran parte della popolazione e tenere soldi in tasca è pericoloso, la soluzione delle app di pagamento mobile risulta la più facile, economica e vantaggiosa. Ed ecco la crescita in soli 15 anni dei sistemi di pagamento mobili nel mondo e in Africa sub-sahariana.

Senza dimenticare che nel nostro libro “Investire nei megatrend del futuro” parliamo anche della sperimentazione di droni a guida autonoma per il trasporto di materiale sanitario a lunga distanza usati in Rwanda e altre nazioni africane per salvare centinaia di vite nei villaggi sperduti. E che c’è un’industria spaziale africana in rapido sviluppo. Senza dimenticarsi la rapida crescita di megalopoli e infrastrutture civili.

Africa ed energia rinnovabile

L’importanza dell’Africa come produttore e fornitore di energia creata dalle rinnovabili è fuori discussione. Il continente è ricco di sole, vento e acqua da cui produrre energia che può essere trasmessa in Europa attraverso elettrodotti sottomarini. L’interesse è tale che di recente l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha prodotto un lungo rapporto dal titolo “IEA’s Africa Energy Outlook 2022“.

L’Africa Energy Outlook definisce il percorso per portare l’accesso all’energia moderna a tutti gli africani entro questo decennio, creando nuove industrie nei minerali critici e nell’idrogeno verde.

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2023

L’Africa e le infrastrutture. Cinesi. Storia di un successo?

E’ difficile in poche righe raccontare la rapida evoluzione delle 54 nazioni che compongono il Continente. Basti sapere che, come spiega un rapporto ONU, sei delle economie in più rapida crescita del mondo sono in Africa e che la governance democratica è stata rafforzata negli ultimi cinquant’anni, consentendo una piattaforma per una crescita stabile e prosperità nella maggior parte del continente.

Come abbiamo scritto in altri articoli e nel libro sui megatrend, il progetto OBOR della Nuova Via della Seta si estende fino in Africa, dove peraltro i cinesi hanno messo radici da oltre un ventennio. Per capire come i cinesi stanno “colonizzando” l’Africa vale la pena leggere un bellissimo libro scritto da due giornalisti nel 2008 e poi riveduto e ampliato nel 2011. “La Chinafrique” è scritto in francese, ed è illuminante per capire la politica cinese fatta di aiuti concreti per la costruzione di infrastrutture civili, case, servizi, reti di trasporto e merci. Il libro analizza anche il ritorno che ne ha la Cina con queste politiche di espansione. Anche se, confrontata con noi, l’Africa a livello di infrastrutture è ancora molto carente.

Solo il 38% della popolazione africana ha accesso all’elettricità, il tasso di penetrazione di Internet è inferiore al 10% mentre solo un quarto della rete stradale africana è asfaltata. Le scarse infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali aggiungono dal 30% al 40% i costi delle merci scambiate tra i paesi africani.

In compenso le megalopoli crescono alla velocità della luce. Secondo Forbes l’80% della crescita della popolazione africana da qui al 2050 sarà nelle grandi città e già oggi la capitale della Nigeria Lagos cresce di 77 persone all’ora. Ergo, ci sono grandi opportunità di business e di lavoro nel settore delle infrastrutture civili.

Come capire questi trend non vivendo in Africa? Una fonte informativa eccellente è il magazine African Business e il suo sito, che vi consiglio.

Startup e incubatori

I numeri relativi alle startup e agli incubatori sul territorio sono impressionanti! Secondo un articolo di GSMA del 2019 già all’epoca la situazione era questa.

Fonte: GSMA

A proposito di startup è da segnalare l’iniziativa StartUpAfricaRoadTrip promossa dalla società italiana Beenenterpreneurs che quest’anno saranno in Rwanda allo scopo di fare incontrare startup italiane e africane.

Fonte: startupafricaroadtrip.com

Investire nell’Africa e nel suo sviluppo

In Borsa invece le cose cambiano. Oggi per l’investitore italiano è difficile trovare azioni, ETF e fondi attraverso i quali allocare una parte di portafoglio sull’Africa. Sebbene le Borse Valori africane si stiano rapidamente sviluppando, le aziende locali non sono (ancora) quotate come ADR sui mercati USA o europei. Guardare questa slide che ho messo nel mio Outlook Previsionale 2023.

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2023

Restano quindi fondi ed ETF tra cui cercare. Vi consiglio di dare un’occhiata al sito Morningstar (cliccate qui) che riporta l’elenco aggiornato di strumenti di risparmio gestito sull’Africa. Analizzate bene i componenti sottostanti di ogni strumento, perché per “Africa” spesso si intende il Sudafrica, che è cosa ben diversa dal resto delle altre 53 nazioni del Continente, ed è comunque sovrappesato di titoli minerari.

Credo però che nei prossimi anni l’interesse per l’Africa farà nascere nuovi prodotti tematici, settoriali e localizzati per geografia su questo Continente, come è successo nel corso dei ultimi trent’anni con l’Asia, la Cina e oggi l’India.

Foto di copertina di Git Stephen Gitau: https://www.pexels.com/it-it/foto/persona-che-alimenta-la-giraffa-1670732/

Di Andrea Forni

Co-founder di questo sito. È autore e coautore di libri e analisi sui temi dell'economia, della finanza e dei megatrend oltre a centinaia di articoli pubblicati dal 1989 a oggi da primarie riviste, quotidiani e siti tra i quali: Borsa & Finanza, Advisor, Trader's Magazine, Bollettino Associazione Banche Popolari, Sf Rivista di Sistemi Finanziari, Parabancaria, ITForum News. E' iscritto all'OCF (Organismo dei Consulenti Finanziari) e detiene la certificazione internazionale IFTA CFTe.

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