Il grandioso progetto cinese “Belt and Road Initiative” (BRI), lanciato nel 2013, coinvolge ormai, a detta di Pechino, più di 130 Paesi, che rappresentano oltre il 70% della popolazione mondiale, il 55% del PIL globale, il 75% delle riserve energetiche e il 30% dei beni e dei servizi del mondo.
Dai calcoli di Amundi, gli investimenti diretti della Cina verso l’estero nei paesi che partecipano alla BRI hanno raggiunto l’importo complessivo di 730 miliardi di dollari alla fine del 2019, rappresentando il 54% del valore di tutta l’attività globale della Cina. I progetti conclusi o in corso nell’ambito dell’iniziativa sono più di 2.100 a oggi.
La guerra commerciale in atto con gli Stati Uniti rappresenta un altro tema che nel medio termine rafforzerà il progetto BRI: “Riteniamo che la Cina si concentrerà sulla diversificazione sia dell’approvvigionamento di input che dei mercati finali per ridurre la sua dipendenza dagli Stati Uniti e, in tal senso, ciò dovrebbe rafforzare ulteriormente le relazioni commerciali tra la Cina e le altre nazioni, comprese quelle che aderiscono al progetto New Silk Road – fanno notare gli esperti di Amundi – I vincitori saranno quei paesi che possono utilizzare gli investimenti in modo più produttivo e non in modo eccessivo, dove gli investimenti possono liberare il potenziale economico. Chiaramente, l’execution non sarà perfetta ovunque e vi sono e vi saranno esempi di ristrutturazione dei progetti. Tuttavia, riteniamo che la Cina sia sensibile a tali questioni e, laddove giustificato, potrebbe esserci una parziale cancellazione del debito”.

Il progetto BRI (definito anche OBOR, One Belt One Road) è uno dei megatrend che plasmerà il mondo occidentale e orientale nei prossimi decenni. Rendendo più legati e connessi Europa, Asia e Africa. Esattamente come 700 anni fa il viaggio e il racconto di Marco Polo cambiarono la geografia del mondo e fecero di una piccola città sulla laguna il più grande hub commerciale al mondo, ora il progetto BRI è un trend impossibile da ignorare per le implicazioni che avrà, soprattutto a livello di mercati finanziari.
Proprio per questo motivo il tema è ampiamente sviluppato nel libro “Investire nei megatrend del futuro“.

Il nuovo libro Investire nei megatrend del futuro descrive gli scenari di investimento legati ai megatrend, quelle grandi trasformazioni sociali che nel lungo periodo cambiano in modo sostanziale la società, la vita delle persone e il modo in cui i diversi attori economici producono e scambiano beni e servizi.

Identificare in anticipo questi potenziali cambiamenti strutturali e investire nelle trasformazioni in essere è determinante per posizionare i portafogli su opportunità di crescita a lungo termine.

Il volume, con un linguaggio accessibile anche ai “non addetti ai lavori”, conduce un’analisi approfondita delle varie trasformazioni in atto, individuando i settori industriali che possono sfruttare al meglio queste tendenze.

I due autori presentano 20 scenari d’investimento e analizzano, sotto il profilo economico-finanziario, oltre 400 società quotate, fondi, ETF e certificati al fine di costruire adeguati portafogli tematici, adatti a tutti gli investitori.

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