All’EtfPlus di Borsa Italiana Bnp Paribas Am quota un Etf sulla Blue Economy. Si tratta del primo fondo passivo basato sul tema dell’economia blu. Il tema rientra tra i megatrend climatici e ambientali.

BNP Paribas Easy ECPI Global ESG Blue Economy UCITS ETF (isin: LU2194447293) ha metodo di replica fisica, rientra nella categoria degli azionari tematici sostenibili, ha un Ter dello 0,30% ed è già quotato su Xetra e Euronext.

La Blue Economy

L’economia blu è definita dalla Banca Mondiale come l’utilizzo sostenibile delle risorse oceaniche volte a favorire la crescita economica e a migliorare i mezzi di sussistenza e l’occupazione, preservando al contempo la salute degli ecosistemi oceanici.

Le società sono selezionate in base alla loro partecipazione all’economia blu ed elencate in cinque categorie. Sussistenza dell’economia costiera (protezione, ecoturismo), energia e risorse (eolico offshore, biotecnologia marina, onde e maree), pesca, riduzione dell’inquinamento (riciclaggio/gestione dei rifiuti, servizi ambientali) e trasporto marittimo.

L’indice

Il paniere equiponderato è composto dalle 50 società con un rating ESG alto e con la maggiore capitalizzazione di mercato all’interno della loro categoria; esclude, in particolare, le società coinvolte in violazioni sistematiche del principio del Global Compact delle Nazioni Unite, nella produzione di armi e le società che traggono oltre il 10% dei loro ricavi da tabacco, carbone ed estrazione non convenzionale di petrolio e gas.

Il commento

Sabrina Principi, Head of Business Development ETF & Index Solutions – Italia, ha commentato: “Il lancio di Bnp Paribas Am del primo Etf sulla Blue Economy a livello globale conferma il nostro forte impegno nell’ambito degli investimenti passivi sostenibili iniziato oltre 12 anni fa”.

Il report sulla Blue Economy

Lo scorso anno, nel corso della Conferenza di Lisbona in cui si celebrava la “Giornata europea dei Mari”, la Commissione UE aveva presentato il proprio Rapporto sull’Economia Blu dell’UE (The Eu Blue Economy Report 2019) redatto dalla Direzione Generale Affari marittimi e Pesca della Commissione UE insieme al Centro Comune di Ricerca (JRC). Qui è possibile scaricare il report.