Archiviato il 2021 con un ottimo successo in termini di performance, è già ora di concentrarsi sul nuovo anno e di conseguenza sui nuovi portafogli dei “Cani”: ecco quindi il portafoglio dei Cani del Ftse Mib 2022.

Uno sguardo ai Cani del 2021

Lo scorso anno era risultato particolarmente complicato costruire i portafogli a causa delle restrizioni imposte nella distribuzione dei dividendi ai titoli dei settori bancario e assicurativo, tanto che per la prima volta dal 2000 (da quando cioè inaugurai questa rubrica su Borsa & Finanza) avevo deciso di crearne due: uno basato sui dividendi effettivamente erogati nel corso dei 2020, l’altro sui dividendi che gli analisti stimavano sarebbero stati distribuiti nel corso dell’anno.

Qui sono riassunti tutti i risultati del 2021. Come si può vedere, in ogni caso, entrambi i portafogli si sono comportati decisamente bene, tanto che tutti e sei (tre per ogni versione) hanno battuto il benchmark, ovvero il Ftse Mib.

Costruire i portafogli del 2022

Prima di concentrarsi sui titoli per quest’anno, rispolveriamo velocemente la metodologia di selezione, ideata e pubblicizzata dal guru americano Michael O’Higgins.

Si selezionano i 10 titoli con il rendimento del dividendo più elevato, con l’obiettivo di avere un portafoglio in grado di battere il paniere di riferimento (il Dow Jones Industrial negli Usa e il Ftse Mib in Italia). I portafogli che otteniamo, in realtà, con questi 10 titoli, sono tre. Il primo, quello dei “10 dogs” comprende appunto i 10 titoli con il dividend yield maggiore scelti tra i 40 del Ftse Mib.

Ma perché prendere i dividendi e non ad esempio gli utili? Perché, spiega O’Higgins, i profitti sono variabili, i dividendi in genere molto più stabili.

Ordinando quindi i 10 titoli per prezzo crescente e prendendo i primi cinque (quelli cioè con il prezzo inferiore) si ottiene il secondo portafoglio “5 dogs”. Alla base del metodo è il fatto che un incremento (in assoluto) del prezzo ha un impatto percentuale maggiore su un titolo con un prezzo basso che su uno con una quotazione più elevata. I due portafogli sono tutti equipesati, ovvero su ogni titolo si investe il medesimo ammontare assoluto: per convenzione 10mila euro, in modo da avere un portafoglio da 100mila euro complessivi (per il “10 dogs”) e 50mila euro (per il “5 dogs”).

Il terzo e ultimo portafoglio, detto “PPP” è composto infine da un solo titolo: il secondo dell’ordinamento (dal prezzo più basso a quello più alto). Si tratta solo di una anomalia statistica scoperta da O’Higgins ma valida anche sul mercato italiano: in genere – ma ovviamente non è una certezza – è un titolo che sovraperforma il mercato.

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Massimiliano Malandra

Di Massimiliano Malandra

Co-founder di questo sito. Analista fondamentale e quantitativo, socio Aiaf e giornalista professionista dal 2002. Esperto di approccio risk parity. Autore di vari libri.

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