In Europa stiamo iniziando a capire quanto la transizione verde possa colpire le tasche dei cittadini e delle imprese. E non c’è telegiornale o quotidiano che provi a fare previsioni per il futuro. Lo shock energetico dovuto al rapido rialzo dei prezzi di gas e carbone è temporaneo o durerà a lungo?

In questo articolo cercherò di fare il punto della situazione mostrandovi alcune delle slides che ho incluso nel mio Outlook Previsionale 2022. E questo articolo inaugura una serie di analisi riservate ai lettori dei nostri libri che sono utenti registrati al sito, come ho spiegato a inizio anno nel post dedicato alle tante novità (gratuite e a pagamento) che lanceremo nel corso di questo nuovo anno. Quindi, se siete utenti registrati, fate login per vedere tutto il contenuto dell’analisi, se siete lettrici e lettori dei nostri libri non ancora registrati inviateci un email con la prova d’acquisto (basta la foto della copertina o una pagina del libro) per registrarvi e ricevere l’omaggio che facciamo a chi ci ha dato fiducia comprando (o leggendo, anche gratis) i nostri libri.

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L’Europa ha il cappio (energetico) russo al collo

Quello che capiamo al momento sono due cose. La prima è che nel corso degli anni l’Unione Europea si è infilata da sola un gigantesco cappio al collo puntando per comodità, per populismo (no al nuclare, no alle trivellazioni) o per convenienza politica a legarsi mani e piedi alla Russia, che è diventato il principale fornitore energetico e uno dei principali partner commerciali come si vede nella slide qui sotto, tratta dal mio Outlook Previsionale (per maggiori info e per guardare il video introduttivo di 15 minuti clicca qui).

Sono dati ufficiali, tratti dall’ultimo rapporto di Eurostat “Key Figures on Europe 2021” che vi consiglio di leggere.

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2022

In secondo luogo, stiamo capendo che non tutti i Paesi europei sono nella stessa situazione di crisi. Sicuramente, l’Italia è tra i Membri più deboli e a rischio avendo una dipendenza da fonti energetiche estere al 77% (contro una media UE del 60%).

Ma chi ha investito nell’energia nucleare nei decenni passati come la Francia si trova oggi in una posizione di vantaggio rispetto agli altri. Sia perché non soffre come noi il “caro bollette” sia perché le proprie industrie diventano più competitive in termini di costi rispetto alle concorrenti che vedono rialzi incredibili nella bolletta energetica.

E ricordiamo che i principali “competitor manifatturieri” della Francia sono Germania e Italia. Germania, che sta chiudendo tre centrali nucleari e sta riaprendo centrali a carbone, e Italia che importa a caro prezzo elettricità prodotta dal nucleare francese e riapre la centrale a carbone di Spezia.

Data la situazione attuale, quali sono le previsioni per il futuro? (la risposta qui sotto per i lettori registrati al sito…)

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L’analisi delle curve di prezzo di gas, carbone e petrolio

Una interessante analisi di BlackRock Investment Institute risponde a questa domanda attraverso le curve di prezzo dei contratti futures. Qui sotto vediamo la grafica con le curve stimate fino al 2024. Il rialzo del 500% del gas naturale non è sostenibile a lungo essendo una bolla speculativa. Ma si va sgonfiando piano e quindi i prezzi saranno sempre molto alti per due anni ancora. Stesso ragionamento per petrolio e carbone, anche grazie alla crescita della domanda da parte dei Paesi Emergenti e in Via di Sviluppo. E BlackRock non è molto ottimista, parlando di shock di fornitura che durerà decenni.

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2022 su fonte BlackRock

L’impatto del fattore demografico sui consumi di energia

Lo shock di fornitura è destinato a durare perché il fattore demografico gioca a favore di un incremento dei consumi energetici dal parte della popolazione globale. Che è in forte crescita nei paesi non-OCSE e che sta anche cambiando stile di vita grazie al miglioramento delle condizioni economiche.

Lo vediamo nella grafica seguente, tratta dall’ultimo rapporto dell’EIA, l’Agenzia Internazionale dell’Energia. Questa grafica mette in relazione il consumo di energia dal 2010 al 2050, la crescita demografica e la crescita del PIL, spaccando i dati tra Paesi Avanzati (OCSE) e Paesi in via di sviluppo (non-OCSE).

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2022 su fonte EIA

Come vediamo chiaramente, sebbene il consumo energetico dei paesi OCSE nei prossimi decenni resterà più o meno uguale, ciò che schizza al rialzo è la quota dei paesi non-OCSE, che per crescere rapidamente hanno bisogno di sempre più carbone, petrolio e gas a sostegno delle industrie pesanti come acciaierie, cementifici e vetrerie. Oltre a dare luce e riscaldamento alla popolazione, che esce dalle campagne per andare a vivere nelle megalopoli.

E infine, quest’ultima grafica ci mostra a sinistra la crescita del consumo di ogni singola fonte energetica e a destra le quote per fonte. Si può notare come l’energia rinnovabile crescerà esponenzialmente da qui al 2050 ma resterà una piccola parte (dal 15% al 25%) dei consumi totali che privilegiano sempre le energie fossili.

Fonte: Andrea Forni, Outlook Previsionale 2022 su fonte EIA

Conclusioni

Da queste analisi si deducono tre cose. Primo, a prescindere dagli sforzi e dai buoni propositi (che paghiamo a caro prezzo) non ci disferemo facilmente delle energie fossili; secondo, che le rinnovabili cresceranno molto nei prossimi 30 anni e quindi restano un settore interessante per studiarci opportunità di investimento; terzo, che probabilmente la battaglia contro inquinamento e gas serra verrà persa, perché la crescita economica del paesi in via di sviluppo non si fermerà (ieri la Cina, oggi l’India, domani l’Africa) e richiede energia, sporca o pulita non importa.

Spero che questo articolo vi abbia stimolato a fare ulteriori analisi per conto vostro, magari partendo dalle fonti che vi ho citato nel testo.

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Per acquistare l’Outlook Previsionale 2022

L’Outlook è in vendita da venerdì 7 gennaio al prezzo di 99 euro (iva inclusa). Si compone di un set di 115 slides in formato PDF scaricabile e stampabile e un video di oltre tre ore con l’analisi da vedere in streaming. Maggiori informazioni a questo link del sito.

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Di Andrea Forni

Co-founder di questo sito. È autore e coautore di libri e analisi sui temi dell'economia, della finanza e dei megatrend oltre a centinaia di articoli pubblicati dal 1989 a oggi da primarie riviste, quotidiani e siti tra i quali: Borsa & Finanza, Advisor, Trader's Magazine, Bollettino Associazione Banche Popolari, Sf Rivista di Sistemi Finanziari, Parabancaria, ITForum News. E' iscritto all'OCF (Organismo dei Consulenti Finanziari) e detiene la certificazione internazionale IFTA CFTe.