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L’uranio sta tornando in auge per il raggiungimento degli obbiettivi imposti dal Green New Deal, dopo il lungo periodo di oblio seguito al dramma di Fukushima.

Gli sforzi per una società zero emissioni

Come scriviamo in dettaglio in un altro articolo del sito che vi consiglio di leggere, i governi si sono posti degli obbiettivi concreti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e arrivare in breve tempo a un’economia “zero carbonio”.

L’Unione Europea nell’ottobre 2014 ha adottato il Quadro 2030 per il clima e l’energia che delinea cinque assi fondamentali della strategia e contiene obbiettivi vincolanti da raggiungere nel periodo 2021-2030. Gli Stati membri hanno poi elaborato strategie nazionali come il PNIEC, il Piano Nazionale Energia e Clima 2030, che rivede al rialzo gli ambiziosi obbiettivi europei.

Gli Stati Uniti d’America, più recentemente e grazie anche alla nuova amministrazione Biden, vogliono raggiungere un’economia al 100% di energia pulita ed emissioni nette zero non più tardi del 2050, come spieghiamo in quest’altro articolo del sito.

Purtroppo, come dimostra un rapporto di PwC gli sforzi attuali per la decarbonizzazione non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi degli accordi di Parigi, dal momento che la tendenza in assenza di misure correttive è negativa.

L’obiettivo delle zero emissioni al 2050 potrebbe essere raggiunto solo con un aumento triplo o quadruplo del tasso di decarbonizzazione rispetto al 2018 (1,6% contro l’obbiettivo del 3%) grazie a una serie di iniziative difficili da mettere in atto globalmente. E oggi le tecnologie a bassa emissione di carbonio che abbiamo sono l’eolico, il solare, l’idroelettrico e il nucleare.

Il ruolo dell’Uranio nella Green Economy

L’unica fonte energetica non inquinante, già utilizzata su scala globale e capace di garantire continuità di produzione di energia pulita è l’uranio.

La domanda sorge spontanea: “chi è quel pazzo che fa una proposta simile? Soprattutto dopo quello che è successo dieci anni fa a Fukushima?” Questa proposta arriva da più parti.

L’opinione del World Economic Forum

A iniziare dal World Economic Forum, che a luglio 2020 ha pubblicato un interessante articolo che spiega come l’energia nucleare sia una fonte a zero emissioni di carbonio e fornisca oggi il 10% dell’elettricità del mondo contribuendo ad abbattere le emissioni in atmosfera. Lo dimostra un’analisi della Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica sugli effetti del Climate Change e il ruolo del nucleare, da cui ho tratto questo grafico.

Fonte IAEA

Oltre a ridurre le emissioni in atmosfera per la creazione di elettricità, il nucleare può compensare l’intermittenza inerente all’energia eolica e solare, che oggi viene compensata dall’uso di giganteschi sistemi di energy storage (ovvero di batterie).

Lo stesso World Economic Forum spiega che anche nel settore nucleare si necessita di nuove tecnologie e che un nuovo tipo di reattore, sviluppato al CERN, potrebbe aiutare a superare le principali barriere associate a questo tipo di energia.

Il New Green Deal americano si regge sul nucleare

Vi segnalo anche l’articolo pubblicato dal sito americano NewsMax nella sezione Finance sulla politica del New Green Deal a stelle e strisce. L’analista spiega che lo International Panel on Climate Change ha scoperto che l’energia nucleare produce meno inquinamento atmosferico di quella solare, eolica o idroelettrica e che negli USA ci sono ben 99 centrali nucleari che generano il doppio di tutta l’energia generata dal resto delle fonti rinnovabili.

E siccome l’energia prodotta da solare ed eolica è pari al 17% del fabbisogno, senza nucleare sarà difficile avere risultati concreti per gli obbiettivi del 2030.

Ecco perché è ripartita la corsa all’uranio, che peraltro è su livelli di prezzo minimi a causa del rigetto del nucleare in concomitanza con la tragedia di Fukushima.

Anno 2011: il dramma di Fukushima e il rigetto del nucleare

Nel nostro libro “La Ruota dei Mercati finanziari” abbiamo ampiamente trattato lo scenario di investimento creatosi con la tragedia di Fukushima.

Venerdì 11 marzo 2011 il Giappone fu al centro di uno dei più gravi disastri naturali della storia. Un terremoto del nono grado della scala Mercalli devastò la prefettura di Miyagi e provocò uno tsunami con onde di oltre 10 metri che spazzarono la costa aggiungendo morte e distruzione ai danni del terremoto.

L’esplosione della centrale nucleare

Tra le infrastrutture danneggiate dalle scosse c’erano le due centrali nucleari di Fukushima. Sebbene le procedure di emergenza fossero state attivate con lo spegnimento dei reattori, i sistemi di raffreddamento danneggiati dal terremoto causarono un surriscaldamento incontrollato e alle 15:36 del 13 marzo il reattore n. 1 di Fukushima-Ichi esplose.

Il disastro della centrale provocò un’ondata di panico globale che portò molti leader politici a bandire il nucleare dei loro paesi. Angela Merkel il 15 marzo annunciò la chiusura temporanea di otto centrali tedesche e l’intenzione di uscire dall’energia nucleare entro il 2022.

Il crollo dei venditori di uranio

La tragedia di Fukushima ebbe ripercussioni anche sul settore Natural Resources. È il caso della società canadese Cameco (CCJ) che possedeva il 14% delle riserve mondiali di uranio ed era leader nella produzione di barre d’uranio arricchito.

L’ondata di panico che portò ad annunciare la chiusura delle centrali nucleari in mezzo mondo danneggiò il business della società il cui titolo crollò del 50% nei giorni seguenti la catastrofe accompagnato da volumi in vendita eccezionali.

Grafico di Cameco tra il 2010 e il 2011 – Fonte: La Ruota dei Mercati finanziari

Nella figura qui sopra vediamo il grafico settimanale di CCJ da agosto 2010 a dicembre 2011. Vi faccio notare come l’analisi tecnica avrebbe permesso di uscire dal titolo ben prima del sell-off avvenuto lunedì 14 marzo.

La gamba rialzista iniziata ad agosto terminava tre settimane prima del disastro a quota 44,00 USD con lo sviluppo di due candele d’inversione. Seguendo i segnali tecnici un investitore che avesse avuto CCJ in portafoglio aveva il tempo di liquidare la posizione o di aprire lo Short Selling.

Il titolo ha poi continuato a scendere nei mesi seguenti spinto dall’ondata emotiva e dagli annunci dei politici che bandivano il nucleare.

Al momento di scrivere questo articolo Cameco vale circa 13 USD e non ha mai più raggiunto i livelli di prezzo di marzo 2011.

Tutto quello che volete sapere sul nucleare e l’uranio

Se pensate di investire nel settore del nucleare (dell’estrazione e lavorazione dell’uranio) dovete avere un’adeguata preparazione.

A sentire gli specialisti si può prevedere un nuovo boom del nucleare nel prossimo futuro. Quindi si dovranno costruire nuove centrali, adottare tecnologie avanzate, e riammodernare le centrali più vecchie. Oltre a comprare uranio che qualcuno dovrà scavare.

La fonte che vi consiglio è la World Nuclear Association, il cui sito contiene dati, analisi, statistiche e curiosità su questo settore.

Andrea Forni

Di Andrea Forni

Founder di Investirobot.com e co-founder di questo sito. Esperto di scenari d'investimento tecnologici, ambientali e demografici. Iscritto OCF | IFTA CFTe | Trader professionista