Oggi ospitiamo sul sito l’analisi di Sandeep Rao, Head of Research di Leverage Shares che ci parla di uno dei maggiori “Tallone d’Achille” che pesano sulla società (e sull’economia) americana: l’enorme debito in capo alle famiglie e ai privati. In questo caso il focus è sul debito studentesco. Un tema afferente al megatrend demografico.

Sandeep Rao – Fonte: Leverage Shares

Il 24 agosto, il Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha annunciato un piano per frenare l’emorragia di redditi personali dovuta all’aumento della spesa per ripagare il debito studentesco.

Dopo i servizi ospedalieri, l’istruzione universitaria ha registrato il maggior aumento dei costi negli ultimi due decenni. Nel lungo periodo, i saldi dei prestiti agli studenti hanno registrato un aumento costante nel corso degli anni, all’interno del mix complessivo dei debiti.

Questo spiega la crescente quota storica del debito universitario nel debito complessivo delle famiglie statunitensi.

Secondo la Federal Reserve, l’importo totale dei prestiti agli studenti in essere negli Stati Uniti è di circa 1.750 miliardi di dollari, di cui il 92%, circa 1.600 miliardi di dollari, è detenuto dal governo. Ciò equivale a circa il 6,5% del prodotto interno lordo (PIL) degli Stati Uniti. Il debito degli studenti, nel suo complesso, è cresciuto di quasi tre volte dalla crisi finanziaria del 2008.

Secondo il Center for Microeconomic Data della Federal Reserve di New York, nel secondo trimestre del 2022 il debito delle famiglie statunitensi ha superato i 16.000 miliardi di dollari. Tra le componenti del debito, i saldi dei mutui, dei prestiti auto e delle carte di credito sono aumentati nell’ultimo trimestre, mentre i saldi dei prestiti agli studenti sono rimasti sostanzialmente invariati.

È interessante notare che, in percentuale del PIL, si stima che il debito totale delle famiglie sia in calo rispetto ai massimi registrati durante l’apice delle restrizioni di movimento e delle chiusure durante la pandemia.

I dati di un mese fa mostravano che le aree e i segmenti di popolazione a basso reddito avevano registrato un’impennata delle insolvenze sui prestiti. Ora, i segmenti di popolazione a reddito medio-alto hanno maggiori probabilità di accedere all’università. Questi segmenti mostrano una tendenza a pagare e a “razionalizzare” i propri debiti. In altre parole, il segmento di popolazione laureata “a reddito più elevato” è sempre più orientato a pagare il debito piuttosto che a costruire un patrimonio netto, mentre il segmento di popolazione “a reddito più basso” è impossibilitato a costruirsi un patrimonio netto viste le inadempienze sui prestiti e i costi economici che ne derivano.

Nonostante le diverse strade percorse dagli appartenenti alle due estremità dello spettro economico, caratterizzato da un crescente divario di ricchezza, il risultato è in gran parte lo stesso: una minore tendenza a consumare beni e servizi ad alto prezzo in tutti i settori.

Così, mentre l’acquisto di beni e servizi è un motore fondamentale dell’economia, né la “classe operaia” né la “classe media” mostrano di essere in grado nel lungo periodo di sostenere questa pratica. Questo non lascia presagire nulla di buono per l’economia statunitense, almeno nel breve e medio periodo.

Secondo il Penn Wharton Budget Model, il costo totale della “cancellazione” del debito potrebbe raggiungere i 519 miliardi di dollari nell’arco di 10 anni.

– Se tutti i debitori idonei al programma si iscrivessero, il saldo dei prestiti studenteschi si ridurrebbe di circa 400 miliardi di dollari, pari all’1,6% del PIL.

– Sebbene le famiglie a basso reddito vedranno la maggiore riduzione proporzionale degli oneri, la maggior parte di esse non ha un debito studentesco. Le famiglie a reddito medio trarranno i maggiori benefici, ma l’effetto complessivo sarà di soli 10.000 dollari.

– La riduzione dell’entità degli oneri mensili di molti mutuatari, quando riprenderanno a gennaio, aumenterà il reddito disponibile delle famiglie, incrementando al contempo il deficit federale. Ad esempio, quando i pagamenti riprenderanno a gennaio, aumenteranno a circa 35 miliardi di dollari su base annua invece di 55 miliardi.

– La somma degli effetti porterebbe a un aumento del deficit di circa 400 miliardi di dollari nei prossimi due anni. Tuttavia, poiché il governo ha già finanziato questi prestiti con le proprie casse, non ci sarà un impatto sostanziale sulle emissioni di Treasury.

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