La corsa al vaccino è iniziata. Chi vincerà tra i tanti vaccini in sperimentazione? Il via è stato dato da Pfizer, la famosa azienda della “pillolina blu”, dopo la vittoria di Joe Biden.

E pensare che Trump aveva più volte dato quasi per certo l’annuncio di un vaccino prima delle elezioni. Fosse stato così, magari il risultato elettorale cambiava. Ma chi può dirlo?

La situazione vaccini

Pfizer non è l’unica a lavorare a un vaccino. Secondo la recente analisi del New York Times “Coronavirus Vaccine Traker” la situazione al 10 novembre vede già 52 vaccini in Clinical Trial con esseri umani e ben 82 vaccini in test sugli animali. La grafica del giornale che vi riporto lo spiega.

Fonte: New York Times

Dato che la corsa al vaccino è iniziata. Chi vincerà tra le aziende in gara? Tra esse citiamo: Pfizer, BioNTech, Moderna (in fase 3), Sanofi, AstraZeneca, Novavax, Barath Biotech, Johnson&Johnson, Sinovac.

Alcune di loro sono quotate, ma i titoli delle biotech in questi mesi sono più dei biglietti della lotteria (ad alta volatilità) che degli investimenti.

La storia del vaccino Pfizer-BioNTech

Questo vaccino (che richiede due iniezioni a distanza di un mese) è stato sviluppato da una partnership tra l’azienda farmaceutica statunitense Pfizer e la società biotech tedesca BioNTech, specializzata nello studio delle immunoterapie attive per il trattamento di malattie gravi.

Come spiega un articolo della BBC, la società biotech è stata fondata dal Professore Ugur Sahin e da sua moglie, il Dottore Özlem Türeci, una coppia di ricercatori turco-tedeschi figli di immigrati in Germania.

I due sono considerati una “power couple” oggi che il valore della loro azienda è di 21 miliardi di dollari. Ma erano già ricchi prima visto che nel 2001 avevano fondato Ganymed Pharmaceuticals per sviluppare farmaci antitumorali per l’immunoterapia, venduta nel 2016 per 422 milioni di euro, a cui è seguita BioNTEch nel 2008.

Sia Pfizer sia BioNTech sono quotate in Borsa. Pfizer sul NYSE, BioNTech sul Nasdaq. Ma da inizio anno i due titoli hanno avuto un comportamento ben diverso! +192% per la biotech contro una lunga lateralità per la farmaceutica.

Grafico Tradingview con Pfizer in blu e BioNTech in rosso

Il vaccino tra geopolitica e capacità produttiva

L’annuncio del vaccino ci porta a dovere considerare, a mio avviso, tre fattori di rischio/opportunità:

  • la capacità produttiva delle aziende: secondo varie fonti informative, la capacità produttiva globale di tutte le aziende farmaceutiche (a prescindere da quale vaccino) potrebbe arrivare a non più di 1,3 miliardi di dosi all’anno (il WHO dice 2 miliardi). Tenendo in considerazione che la popolazione globale è di 7,8 miliardi di individui, con una crescita di circa 170 milioni all’anno, ci vorranno almeno 5 anni a vaccinare tutti, sempre non si debbano fare richiami come nel caso del vaccino di Pfizer;
  • la bontà dei vaccini: oltre a quello di Pfizer-BioNTech sono in arrivo molti altri vaccini. Come per tutte le cose qualcuno sarà migliore di altri. Qualcuno costerà di più o di meno di altri. Si potrebbe scatenare la corsa al vaccino “buono” oltre che una speculazione sui prezzi;
  • l’aspetto geopolitico della questione “vaccino”: oltre al fatto che le relazioni tra Turchia, Germania e Europa potrebbero vedere una svolta positiva grazie ai due ricercatori (a cui scommetto verrà assegnato il Nobel 2021), la corsa al vaccino premierà le nazioni più ricche e più forti della Terra! Lasciando indietro la parte più debole del mondo.

A questo proposito la Turchia dovrebbe essersi già garantita il vaccino di Pfizer per tutta la sua popolazione. L’Europa ne ha opzionati 200 milioni di dosi subito più 100 milioni in futuro.

All’Italia ne andrebbe il 13% dello stock europeo, di cui la prima partita di 3,4 milioni di dosi appena ci sarà l’approvazione dell’EMA, secondo un recente articolo di LaRepubblica. Queste dosi permetteranno di immunizzare un milione e mezzo di sanitari che sono in prima linea.

Chi non sarà vaccinato dovrà vivere ancora nell’incertezza di nuovi improvvisi picchi pandemici che porteranno a lockdown mirati nel corso dei prossimi anni.

Tutto già previsto dal modello Shut-In dell’Imperial College.

Il modello “Shut-in”

Come abbiamo spiegato in un webinar dedicato agli investimenti in Fase 2 che abbiamo tenuto a maggio, fin dall’esplosione del virus a marzo 2020 il Covid-19 Response Team dell’Imperial College di Londra ha diffuso un modello scientifico abbastanza eloquente sull’andamento previsto delle ondate pandemiche di Covid-19.

Lo si vede dal grafico che vi riporto qui sotto. Dopo il picco di marzo-aprile il modello prevede altre sei ondate pandemiche fino alla fine del 2021, quando potenzialmente la popolazione sarà in parte vaccinata.

Il modello Shut-In

Visto che questo modello c’è da marzo, viene da chiedersi il perché dell’impreparazione dei governi europei di fronte alla nuova ondata che stiamo vivendo!

Conclusioni

Dal punto di vista dell’investitore bisogna sempre lavorare affiancando la curva epidemiologica (modello Shut-In) alle analisi finanziarie ed economiche. Questo lo abbiamo imparato a fare da mesi.

Nei prossimi mesi dovremo affiancare anche lo stato di vaccinazione della popolazione dei singoli Paesi o aree geografiche. Una popolazione vaccinata permetterà all’economia della sua nazione di prosperare (attività aperte, lavoratori attivi, ospedali scarichi, ecc.) con grande vantaggio per il PIL e i conti delle aziende locali. Magari a discapito del Paese a fianco che resta in lockdown non avendo ancora vaccini.

Ergo, i Paesi che per primi arriveranno a immunizzarsi saranno premiati dai mercati finanziari e dagli investitori. Meditate, gente, meditate…


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