L’elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti rilancia il tema delle infrastrutture. Essenziali per risollevare gli USA dal declino e dare nuova speranza alla classe media.

Infrastrutture che stanno facendo volare l’economia dell’Africa e dell’Asia. E che potrebbero giocare un ruolo fondamentale anche per l’aggregazione dell’Europa.

Joe Biden e il declino degli USA

Un’idea del programma di Joe Biden per il rilancio dell’America arriva dal suo sito elettorale dove troviamo un’ampia sezione dedicata al tema.

Come spiega il sito, l’infrastruttura degli USA si sta letteralmente sgretolando. Un miglio ogni cinque delle autostrade è in “cattive condizioni”; decine di milioni di americani non hanno accesso alla banda larga ad alta velocità e le nostre scuole pubbliche cadono a pezzi.

Secondo il World Economic Forum gli USA sono la nazione più ricca del mondo, ma sono al 10 ° posto nella qualità complessiva delle infrastrutture.

Da qui, l’ambizioso piano di ricostruzione infrastrutturale del neo-presidente che prevede un investimento da 1,3 trilioni di dollari in dieci anni per risollevare il Paese e la sua classe media dal declino, competere nell’economia globale e raggiungere l’obiettivo “Zero-Emission”.

Non è solo campagna elettorale! La prova è il recente rapporto di McKinsey & Company “Reimagining infrastructure in the United States: How to build better” pubblicato a luglio 2020 che mostra il crollo della spesa nel settore pubblico nell’ultimo decennio e fornisce molti spunti di riflessione ai decisori statunitensi.

Fonte: McKinsey & Company

E noi che ci lamentiamo dello stato delle strade in Italia!

L’Est Asiatico corre, grazie alle infrastrutture della Via della Seta

Come sappiamo, la Cina è impegnata a livello globale nello sviluppare il suo gigantesco progetto della Nuova Via della Seta. Il progetto OBOR – One Belt One Road. Ne abbiamo parlato in un articolo a firma di Max Malandra e in un mio video su questo sito, che vi consiglio di andare a vedere.

Come spiega un dettagliato rapporto di PwC la Belt & Road Initiative cinese sta creando un’area economica che comprende 68 nazioni asiatiche, europee, arabe e africane interconnesse da corridoi ferroviari ad alta velocità, autostrade, rotte marittime, oleodotti, gasdotti e infrastrutture logistiche.

Rivisitazione dell’autore su grafica PwC

La Belt & Road Initiative (altro termine per indicare il progetto) prevede una “cintura” terrestre che ricalca l’antica Via della Seta, e una “strada” marittima che collega Arabia e Africa come spiega un articolo di Handelsblatt, che pone l’accento sugli impegni e i costi per i Paesi partecipanti.

La Belt & Road nella grafica di Handelsblatt

A prescindere da OBOR la Cina è impegnata in un gigantesco piano di sviluppo infrastrutturale interno, come spiega un articolo del sito di news cinesi CGTN.

Secondo le fonti, l’investimento totale sui grandi progetti annunciato quest’anno dai governi locali in Cina arriva a quasi 34 trilioni di yuan (4,9 trilioni di dollari USA), la maggior parte appartenente a progetti di “nuove infrastrutture”.

I nuovi progetti infrastrutturali sono basati sull’informazione e supportati da applicazioni di nuove tecnologie come Internet, big data e intelligenza artificiale; mentre altre infrastrutture innovative supportano la ricerca scientifica, la tecnologia e lo sviluppo del prodotto.

In altre parole le aree chiave settori chiave sono 5G, Internet of Things, Internet industriale, cloud computing, blockchain, data center, centri di calcolo intelligenti e il trasporto intelligente, che vanno a completare lo sviluppo di infrastrutture “tradizionali” come ferrovie, strade e sistemi logistici.

L’Africa e le infrastrutture. Cinesi. Storia di un successo?

E’ difficile in poche righe raccontare la rapida evoluzione delle 54 che compongono il Continente. Basti sapere che, come spiega un rapporto ONU, sei delle economie in più rapida crescita del mondo sono in Africa e che la governance democratica è stata rafforzata negli ultimi cinquant’anni, consentendo una piattaforma per una crescita stabile e prosperità nella maggior parte del continente.

Come abbiamo visto, il progetto OBOR si estende fino in Africa, dove peraltro i cinesi hanno messo radici da oltre un ventennio.

Per capire come i cinesi stanno “colonizzando” l’Africa vale la pena leggere un bellissimo libro scritto da due giornalisti nel 2008 e poi riveduto e ampliato nel 2011. “La Chinafrique” è scritto in francese, ed è illuminante per capire la politica cinese fatta di aiuti concreti per la costruzione di infrastrutture civili, case, servizi, reti di trasporto e merci. Il libro analizza anche il ritorno che ne ha la Cina con queste politiche di espansione.

L’Africa a livello di infrastrutture è ancora molto carente. Solo il 38% della popolazione africana ha accesso all’elettricità, il tasso di penetrazione di Internet è inferiore al 10% mentre solo un quarto della rete stradale africana è asfaltata. Le scarse infrastrutture stradali, ferroviarie e portuali aggiungono dal 30% al 40% i costi delle merci scambiate tra i paesi africani.

In compenso le megalopoli crescono alla velocità della luce. Secondo Forbes l’80% della crescita della popolazione africana da qui al 2050 sarà nelle grandi città e già oggi la capitale della Nigeria Lagos cresce di 77 persone all’ora. Ergo, ci sono grandi opportunità di business e di lavoro nel settore delle infrastrutture civili.

Come capire questi trend non vivendo in Africa? Una fonte informativa eccellente è il magazine African Business e il suo sito, che vi consiglio.

Conclusioni

Investire in infrastrutture conviene oggi a livello globale, sempre con un orizzonte di medio/lungo termine. Si tratta di megatrend che si sviluppano nell’arco di anni e decenni.

Pensiamo al progetto FinEst, il tunnel sottomarino per treni ad alta velocità che dovrà collegare Tallin con Helsinki. Un progetto che richiederà anni per essere terminato ma che sconvolgerà i traffici commerciali e passeggeri di una vasta area del Nord Europa.

Per investire in Borsa nelle infrastrutture c’è solo l’imbarazzo della scelta. Nel nostro libro Investire nei Megatrend del futuro citiamo decine di aziende quotate, startup, fondi e certificati che declinano i vari temi legati al discorso “infrastrutture”. Se ancora non l’avete comprato cliccate qui per darci un’occhiata e leggere l’introduzione.


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