Dopo il recente diktat dell’Unione Europea per lo stop alla vendita di auto a combustione dal 2035 si è riacceso il dibattito sul ruolo del petrolio (e in generale degli idrocarburi) nella società del futuro. La pillola di oggi tratta dal nostro ultimo libro “Investire nei megatrend del futuro” che dedica una vasta parte ai megatrend ambientali e climatici.

Vi ricordiamo anche che nel sito trovate numerosi articoli sul tema della fine del petrolio. Basta cercare nella categoria “Clima e ambiente“.

La posizione di Irlanda, Norvegia, Italia e Vaticano

Per prima ha iniziato l’Irlanda, che si è riconvertita all’economia verde subito dopo la crisi finanziaria del 2008. Ma l’Irlanda non è la sola nazione a disinvestire dalle energie fossili.

Il fondo sovrano della Norvegia (che è il principale produttore di petrolio in Europa) ha dismesso le sue quote di investimenti nel carbone) mentre la città di New York ha annunciato di volere disinvestire cinque miliardi di dollari dai combustibili fossili e di fare causa ad alcune società petrolifere per avere contribuito al cambiamento climatico.

Anche il mondo cattolico ha preso posizione con il Global Catholic Climate Movement costituito dopo la pubblicazione dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Infine, la Banca Europea per gli Investimenti impiegherà mille miliardi di euro in dieci anni a sostegno del clima e dal 2021 chiuderà gli investimenti nei progetti di energia fossile riservandosi di salvaguardare quelli nel gas naturale che è una componente primaria del mix energetico dell’Unione Europea.

A questo proposito, l’Italia è il primo paese in Europa nell’uso del gas per autotrazione con un milione di veicoli a metano, pari al 76% di quelli circolanti in Unione. La politica di decarbonizzazione dell’Italia definita nel Rapporto Energetico del MiSE prevede di aumentare la quota di gas rinnovabili come l’idrogeno “verde” e il biometano nel mix energetico entro il 2050.

Carbone e petrolio. Tra nuovi giacimenti e green economy

Passando al carbone, secondo Bloomberg NEF la sua incidenza nel mix di fonti energetiche calerà dal 37% attuale al 12% nel 2050. Stesso discorso per il petrolio, che andrà a scomparire entro la metà del secolo. Qui però sono in gioco gli interessi delle corporation dell’Oil & Gas e delle nazioni che oggi detengono la leadership petrolifera.

In primis gli Stati Uniti che grazie allo Shale Oil hanno prodotto nel 2018 quasi 11 milioni di barili al giorno affermandosi come il primo produttore, seguiti dai Paesi del Golfo che producono un quarto del petrolio globale e detengono le maggiori riserve, e dalla Russia.

Di parere contrario è The Oxford Institute of Energy Studies che anche nei prossimi decenni prevede la crescita della domanda di Crude Oil trainata dai paesi emergenti nell’Est Asiatico e nel continente africano.

Inoltre, alle riserve oggi disponibili si aggiungeranno quelle estratte dai nuovi giacimenti dell’Artico dove lo scioglimento dei ghiacci permetterà lo sfruttamento di 90 miliardi di barili di petrolio (pari al 13% del petrolio non ancora estratto) e di 1.669 triliardi di piedi cubi di gas naturale (ovvero il 30% del gas non ancora estratto) che si trovano in gran parte sepolti off-shore dalle coste di Stati Uniti, Canada, Danimarca, Norvegia e Russia.

Il dito puntato contro le grandi Corporation

La corsa ai giacimenti artici da parte delle grandi compagnie petrolifere potrebbe trovare un ostacolo nella pubblicazione a ottobre 2019 di un report che accusa venti di loro di essere le responsabili del 35% di tutte le emissioni nocive in atmosfera dal 1965 al 2017.

I produttori di Oil & Gas stanno però dimostrando un forte interesse per il mondo delle rinnovabili con particolare attenzione alle applicazioni off-shore dell’eolico dove possono traslare l’esperienza che deriva dalla complessa gestione delle piattaforme petrolifere d’alto mare. Un esempio sono i progetti dell’azienda petrolifera norvegese Equinor (EQNR) che ha inventato Hywind, un’innovativa turbina eolica alta 254 metri che galleggia come una boa oceanica.

Il motivo di tanto interesse per solare ed eolico da parte settore Oil & Gas è duplice: in primo luogo, per  sfruttare il ricco mercato di queste energie nei prossimi decenni; in secondo luogo, l’attivazione di progetti di energia verde le aiuta a diventare “business sostenibili per l’ambiente” con tutti i vantaggi per l’immagine dell’azienda, per l’accesso al credito (con la possibilità di emettere green bond) e per il valore delle azioni in borsa.


Il nostro libro

La pillola che avete appena letto è tratta dal capitolo “Energie rinnovabili: la fine dei combustibili fossili?” del nostro ultimo libro. Leggete l’estratto gratuito con Amazon Kindle qui sotto.

Crediti: Foto di copertina by https://www.pexels.com/it-it/@pixabay da Pexels

Andrea Forni

Di Andrea Forni

Founder di Investirobot.com e co-founder di questo sito. Esperto di scenari d'investimento tecnologici, ambientali e demografici. Iscritto OCF | IFTA CFTe | Trader professionista