La globalizzazione non è morta, forse nemmeno in fin di vita, ma di sicuro sta cambiando profondamente rispetto a come l’abbiamo intesa negli ultimi decenni.

Dal punto di vista economico, la globalizzazione – definita dall’espansione della quota del prodotto interno lordo mondiale costituita dal commercio internazionale – è quintuplicata a partire dai primi anni Cinquanta del secolo scorso. Tuttavia, ora, anche se questo rapporto ha smesso di crescere, non sta neanche diminuendo.

Non diminuisce ma si trasforma. E questo processo crea un nuovo ordine mondiale. Secondo il team di Real Return di Newton (gruppo BNY Mellon), ad esempio, il mondo sta passando da una “economia dell’efficienza” a una “economia della resilienza”, in quanto le economie occidentali cercano di incrementare gli investimenti nel settore della ricerca in aree strategiche come alimentazione, energia e difesa, dando meno priorità ai costi e al raggiungimento del massimo rendimento.

Negli ultimi cinque anni, infatti, il processo di globalizzazione ha subito tre duri colpi: in primis la guerra commerciale tra Usa e Cina, poi la pandemia (che ha frenato i commerci e fatto saltare le catene di fornitura) e infine la guerra in Ucraina con la formazione di un grande blocco anti russo e una crisi energetica e alimentare esplosa con il conflitto.

“Negli ultimi anni, gli sforzi di molti Paesi si sono indirizzati verso la creazione di alternative all’economia globale integrata sviluppatasi a partire dalla Seconda guerra mondiale. Un processo che ha conosciuto un’ulteriore accelerazione in seguito alla guerra in Ucraina e alle conseguenti sanzioni economiche inflitte alla Russia da parte della comunità internazionale”. A tracciare le linee di quello che potrebbe così essere il nuovo contesto dei prossimi decenni è Gianmarco Ottaviano con il suo “La riglobalizzazione: Dall’interdipendenza tra Paesi a nuove coalizioni economiche” (Egea, 122 pagine, 15,20 euro).

“L’esito più probabile della trasformazione in corso non sarà però la deglobalizzazione tanto temuta (o auspicata) da molti commentatori, quanto una riglobalizzazione selettiva: una riconfigurazione dell’economia mondiale per gruppi integrati di Paesi affini” spiega Ottaviano.

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Di Massimiliano Malandra

Co-founder di questo sito. Analista fondamentale e quantitativo, socio Aiaf e giornalista professionista dal 2002. Esperto di approccio risk parity. Autore di vari libri.