Vittorio Longhi, amico di scorribande estive giovanili in Terra d’Albione (trent’anni fa) è oggi un affermato giornalista d’inchiesta sulle rotte migratorie e ha collaborato con molti quotidiani stranieri e italiani tra cui il Manifesto, La Repubblica, The Guardian per i quali ha scritto decine di articoli che trattano dei diritti calpestati dei lavoratori, dei migranti e delle popolazioni di Paesi meno fortunati del nostro.

Vittorio ha passato gli ultimi vent’anni a girare il mondo da inviato nei “posti caldi”: dalla Siria all’Egitto, dal G8 di Genova a Lampedusa. Nel 2012 ha fondato e diretto il sito di informazione internazionale Equal Times a Bruxelles con una rete di oltre 70 corrispondenti, soprattutto da Paesi emergenti.

Nel mentre, ha trovato il tempo, la voglia e il coraggio di cercare le radici profonde della sua famiglia che affondano nella Terra d’Africa da più di cent’anni, quando un suo trisavolo, militare, arrivò in Eritrea con il Regio Esercito.

Questo è il tema che domina il suo ultimo libro “Il colore del nome” edito da Solferino, che ci conduce a scoprire la storia della colonizzazione dell’Eritrea da parte degli italiani, che a sua volta si intreccia con la storia della famiglia dell’autore e con la Storia recente del mondo.

In qualità di scrittore Vittorio ha il dono di scrivere con uno stile fluido, i dialoghi tra i protagonisti sono serrati, gli scenari attraversati dai protagonisti si stagliano nella mente del lettore.

Forse chi segue il nostro sito si starà chiedendo cosa c’entra con i megatrend la biografia di un bravo giornalista, nipote di un attivista italo-eritreo ucciso dai terroristi Sciftà nel 1950 ad Asmara.

Ebbene, la vita di Vittorio Longhi è intrecciata con la storia della colonizzazione dell’Africa dalla fine dell’Ottocento e con la narrazione dei fatti geopolitici degli ultimi vent’anni, visto che in qualità di corrispondente ha avuto la ventura (e il fegato) di trovarsi a raccontare drammi e miserie umane in luoghi africani e mediorientali. E anche questa è narrazione di megatrend demografici e geopolitici. E lo racconta nel libro, intercalando storia e fatti recenti.

Il libro parla di una storia cruda, dura e affascinante che mette a nudo il ruolo degli italiani nel ritagliarsi una presenza in una terra ricca di materie prime e terre fertili, strategica per il suo sbocco al Mar Rosso. Una campagna d’Africa nata per “portare la civiltà” a popoli ritenuti ignoranti e che venivano quindi “educati” con le buone o le cattive che inizia con il Regio Esercito Italiano e si dipana con l’arrivo dei Fascisti prima della guerra, poi degli Inglesi e infine nel declino di un’Eritrea in guerra per l’indipendenza dall’Etiopia.

La bravura di Vittorio Longhi è di essere riuscito a ricostruire i fatti accaduti tra Eritrea ed Etiopia nel corso di oltre un secolo, con dettagli precisi e una narrazione tanto incalzante quanto appassionante. Un libro che lascia l’amaro in bocca ma che apre uno spiraglio su una importante parte della Storia d’Italia spesso dimenticata dai libri, non insegnata a scuola e sconosciuta ai più (me compreso, fino a oggi).

Insomma un libro che si può leggere da appassionati di geopolitica e si può leggere come il romanzo di una famiglia italo-eritrea che ha vissuto sulla propria pelle ingiustizie e drammi, sempre a testa alta e sapendo rialzarsi ogni volta che il destino prendeva la piega sbagliata.

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Di Andrea Forni

Co-founder di questo sito. È autore e coautore di libri e analisi sui temi dell'economia, della finanza e dei megatrend oltre a centinaia di articoli pubblicati dal 1989 a oggi da primarie riviste, quotidiani e siti tra i quali: Borsa & Finanza, Advisor, Trader's Magazine, Bollettino Associazione Banche Popolari, Sf Rivista di Sistemi Finanziari, Parabancaria, ITForum News. E' iscritto all'OCF (Organismo dei Consulenti Finanziari) e detiene la certificazione internazionale IFTA CFTe.